sabato 6 aprile 2013

L'enigma delle scarpe rosse

Ho appena terminato di leggere L'enigma delle scarpe rosse, racconto dell'autrice indie Manuela Paric. Questa è la recensione che ho postato su amazon.it.

Ricetta insolita e ambiziosa
Un cucchiaino di Agatha Christie, una scorza di Twin Peaks, una spolveratina di Padania, un aroma persistente di caffè. La ricetta di Manuela Paric' è insolita e anche ambiziosa perché il tutto va shakerato negli spazi ristretti di un mini-romanzo d'appendice, pubblicato originariamente a puntate su un giornale di Piacenza. Capitoli brevissimi, quasi dei flash, condizionati dall'esigenza di tenere desta l'attenzione del lettore e incoraggiarlo a leggere il seguito. Il genere è quello del whodunit ("Chi è stato?"), in cui il lettore accompagna il protagonista alla ricerca del colpevole tra una cerchia ristretta di indiziati. L'asso della deduzione è una specie di Miss Marple al maschile, detective dilettante chiamato a muoversi tra personaggi strambi e inquietanti che sembrano avere tutti qualcosa da nascondere, un po' come accadeva nel leggendario serial di David Lynch. Del resto, nemmeno lui obbedisce sistematicamente alla logica: quando l'indagine sembra arenarsi, non disdegna il ricorso al paranormale, abbinato all'immancabile tazza di caffé (che altro potrebbe bere uno che si chiama Mocha?). Mi è piaciuto il modo con cui l'autrice convince il lettore ad accettare un universo regolato da leggi diverse da quelle "normali". La scrittura alterna immagini suggestive con inciampi che non si possono attribuire solo alla formula penalizzante dei mini-capitoli: un po' di auto-editing in più non guasterebbe, a mio avviso. E sarebbe interessante vedere il racconto trasformato in un vero romanzo, senza limiti di tempo, di spazio e di fantasia.

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