domenica 23 giugno 2013

Swiss Made


Alla fine la montagna ha partorito un topolino, ma meglio che niente. Dopo sei anni di dibattiti, trattative, fughe in avanti e marce indietro, la nuova legge sullo Swiss Made - "protezione delle marche e delle indicazioni di provenienza", recita la denominazione ufficiale - ha passato lo stadio finale del suo iter, l'approvazione dell'Assemblea Federale. Se non saranno presentate domande di referendum corredate dal numero di firme necessario, l'entrata in vigore è prevista per l'inizio dell'anno venturo.
La novità avrà un peso significativo sull'industria orologiera, che più di ogni altra si è battuta per (e contro) la legge. Significativo ma non decisivo come avrebbero voluto i sostenitori del progetto originario, che chiedevano un innalzamento del "valore svizzero" del prodotto superiore al 60% approvato.
Il concetto di "valore svizzero" merita di essere chiarito perché si presta a qualche (voluta?) ambiguità. L'orologio Swiss Made dei prossimi anni non sarà costituito al 60% da componenti svizzeri come si potrebbe pensare. Dovrà essere svizzero, oltre all'assemblaggio e al controllo finale, il 60% del valore dei componenti del movimento, il che significa che tutto il resto (parti del movimento, cassa, quadrante, lancette, bracciale) può avere altre provenienze: quasi sempre l'Estremo Oriente, nella pratica.
Meglio che niente, si diceva. La vecchia normativa (1992) si fermava al 50% del valore svizzero, dunque chi vede il bicchiere mezzo pieno ha le sue ragioni. Gli altri, in particolare i fabbricanti del segmento haut de gamme, storcono il naso e fanno presente che gli abusi - prodotti cinesi di fatto ma commercializzati come svizzeri - continueranno a offuscare l'immagine dell'industria nazionale. Questo spiega il proliferare di certificati di qualità ideati da alcune delle Case più prestigiose per offrire una garanzia supplementare al cliente.



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