lunedì 15 settembre 2014

Chi ha paura dell'Apple Watch?




C'è chi sostiene che il neonato AppleWatch (sopra, foto Apple) è una minaccia per l'industria orologiera svizzera. Non sono d'accordo. Sarebbe come dire che i fast food sono concorrenti temibili per la gastronomia d'alta gamma. I primi hanno invaso le nostre città, ma la seconda è più viva che mai. Logico: si tratta di prodotti diversi che si dirigono a fasce di pubblico diverse.
I riferimenti alla rivoluzione del quarzo, che rischiò di spazzare via l'orologeria svizzera una quarantina d'anni fa perché gli addetti ai lavori ne sottovalutarono la portata, mi sembrano fuori luogo. Il quarzo cambiò la percezione stessa dello strumento per la misura del tempo. Fino al 1969 si sceglieva un orologio in base alla sua precisione e il prezzo saliva in proporzione alle prestazioni cronometriche. I primi orologi da polso al quarzo confermarono l'assioma perché erano talmente costosi da tenere alla larga la grande maggioranza dei compratori. A metà degli anni 70 i prezzi crollarono e l'orologio digitale al quarzo divenne un prodotto da supermercato. Fu per questo che due terzi delle Case svizzere, impossibilitate a rispondere sul piano dei costi, sparirono dalla scena. Chi riuscì a salvarsi tornò a riveder le stelle intorno al 1984-85, scegliendo la strada che ha portato a trent'anni di boom quasi ininterrotto: l'orologio d'alta gamma creato e commercializzato non più come segnatempo, ma come scrigno di valori storici, tecnologici, artistici, oggetto di culto per gli appassionati di lunga data e status symbol per i nuovi ricchi. Nessun rappresentante di queste categorie porta un orologio da 10.000 euro perché ha bisogno di sapere che ora è. Per questo gli basta il display del telefono portatile.
Detto questo, è lecito chiedersi se la novità può creare problemi agli orologi svizzeri di media gamma. Il primo nome che viene in mente è Tissot, che con il suo T-Touch presidia una nicchia di mercato esposta all'attacco di Apple. Da Le Locle rispondono che hanno cominciato a studiare la contromossa molto prima della presentazione dell'Apple Watch. E se fosse proprio necessario battere in ritirata, aggiungo io, Tissot ha i mezzi per spostarsi verso il vertice della piramide come la maggior parte dei produttori svizzeri. Che, va tenuto presente, rappresentano circa il 50% del fatturato mondiale pur fabbricando appena il 3% degli orologi. La filosofia industriale e gli obiettivi commerciali sono differenti - per non dire opposti - da quelli di Apple. Dunque a doversi preoccupare dell'orologio "connesso" saranno soprattutto i concorrenti dello stesso segmento di mercato.

 

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