giovedì 31 marzo 2016

giovedì 24 marzo 2016

Recensioni: The $ 12 Million Stuffed Shark

Il mercato dell'arte contemporanea tra illusionisti e nuovi ricchi

Questo documentato libro inchiesta sul mercato dell'arte contemporanea ha il merito di trattare l'argomento dal punto di vista di un economista. Il suo lavoro punta - riuscendoci - a svelare le logiche puramente speculative che si nascondono dietro valutazioni incomprensibili per i più.


Due case d'aste e pochi collezionisti, commercianti, curatori di musei fanno il bello e il cattivo tempo, decretando il successo di artisti/illusionisti che sono soprattutto abili venditori di se stessi, con la complicità più o meno consapevole di nuovi ricchi ansiosi di abbinare le fortune economiche con una legittimazione culturale. Don Thompson lascia che a parlare siano i fatti, raccolti in anni di ricerche, interviste, frequentazione di aste. Qua e là fa capolino lo humour britannico, ma per lo più non sono necessarie ironie per sottolineare le assurdità e i tic di un ambiente che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare dall'esterno, non ha quasi nulla a che vedere con la qualità delle opere. Anzi, coloro che dovrebbero aiutare il pubblico a capire, cioè i critici d'arte, sembrano giocare un ruolo irrilevante. Il libro mi è piaciuto al punto che prima o poi leggerò il seguito, uscito nel 2014.

 

giovedì 17 marzo 2016

Museum Collection - The List (46)

IWC INGENIEUR
1954
★★★

ENGLISH
An anti-magnetic shield

The chronological list of the 100 wristwatches making up The Museum Collection book features the Ingenieur by IWC at number 46. The excerpt taken from the text focuses on the references and movements of the 1950 and 1960s.
Click here for more infos on The Museum Collection project.  
… The reference 666A (without date) is equipped with the caliber 852, replaced in 1958 by the Caliber 853. The reference 666AD (with date) is powered by the Caliber 8521 (8531 from 1958). Both were available in stainless steel or in gold. A reference 776A Ingenieur with a 14kt gold bezel and a stainless steel case exists, as well (Caliber 852/853) ...


ITALIANO 
Uno scudo antimagnetico

La lista cronologica dei 100 orologi da polso che comporranno il libro The Museum Collection presenta l'Ingenieur di IWC al numero 41. Il brano tratto dal testo è dedicato alle referenze e ai movimenti degli Anni 50 e 60.
Cliccate qui per maggiori informazioni sul progetto The Museum Collection.
… La referenza 666A (senza data) usa il Calibro 852, sostituito nel 1958 dal Calibro 853. La referenza 666AD (con data) è animata dal Calibro 8521 (8531 dal 1958). Entrambe erano disponibili in acciaio o in oro. Esiste anche una versione in acciaio con lunetta in oro 14ct (referenza 776A, Calibro 852/853) ...



sabato 12 marzo 2016

Rolex pro e contro: chi ha ragione?


Rolex non è solo la marca di orologi più famosa del mondo. È anche il campo di battaglia dove si fronteggiano gli ultras del pro e del contro, opposti fanatismi che faticano a dialogare. Per i tifosi sono gli orologi più belli del mondo, imitati da tutti ma inimitabili, ambiti, noti anche a chi non sa nulla di strumenti per la misura del tempo. Per i nemici sono pacchiani status symbol da nuovi ricchi, sopravvalutate repliche di se stessi, fenomeno puramente pubblicitario e di moda.
Da parte mia, avendo frequentato il mondo dell'orologeria vintage e contemporanea per un quarto di secolo e dedicato un libro a Rolex, sono arrivato alla conclusione che i fan più accesi hanno ragione per i motivi sbagliati e che i loro rivali hanno torto per i motivi giusti.


In altre parole: secondo me Rolex è la marca più importante degli ultimi cento anni perché è quella che ha influito maggiormente sullo sviluppo dell'orologio da polso. La sua età d'oro si colloca tra il 1926 (lancio dell'Oyster) e il 1956 (Day-Date). Il Datejust (1945) è il prototipo dell'orologio da polso moderno: impermeabile, automatico, provvisto di datario. Da almeno cinquant'anni tutte le Case importanti hanno un orologio di questo tipo in catalogo. Se ai modelli citati aggiungiamo il Submariner e gli altri "professionali", tutti nati nei primi Anni 50, ecco che completiamo la gamma non solo di Rolex ma di quasi tutti i fabbricanti. Dunque mi trovo sostanzialmente d'accordo con i fan.
A lasciarmi perplesso sono certe espressioni di fanatismo, cominciando dall'astruso gergo per iniziati che continua ad arricchirsi di vocaboli nuovi. Quadranti tropicali, scritte rosse, coroncioni, cornini e altre amenità del genere sono gli elementi costitutivi di una cultura basata su nozioni non verificabili e leggende urbane confezionate da esperti interessati che approfittano di un vuoto importante: al contrario di altre Case importanti, Rolex non ha pubblicato un libro ufficiale sulla propria storia. In compenso, sono uscite diverse opere non autorizzate, tra le quali il mio "Rolex dalla A alla Z" su cui non posso pronunciarmi per evidenti ragioni di opportunità. Quanto alle altre, si tratta spesso di cataloghi illustrati, compilati da operatori di mercato o collezionisti e - salvo qualche eccezione, tra cui l'eccellente "The best of time" di James Dowling e Jeffrey Hess - abbastanza poveri di informazioni. Gli innumerevoli blog e forum Rolex presenti sul web aiutano fino a un certo punto perché scontano il medesimo peccato originale: ad animarli sono per lo più commercianti che sanno o giurano di sapere tutto sul font usato nei certificati di garanzia del 1973 ma non hanno mai sentito nominare Aegler. Chi era costui? Pochi tra i sedicenti esperti che ho incontrato hanno saputo rispondere. Comprensibile: Aegler non fa vendere, i cornini sì.


Non c'è dunque da stupirsi se i Rolex vintage più importanti, per molti collezionisti e per la totalità dei mercanti, sono quelli che, all'epoca della loro produzione, hanno avuto meno successo. Primo fra tutti il Daytona a carica manuale, che la Casa, preso atto dello scarso interesse del pubblico, produceva in quantità relativamente limitate rispetto agli standard abituali. Circostanza che non giustifica le quotazioni degli ultimi vent'anni, anche perché appare difficile sostenere la rarità di oggetti che ho visto in almeno cinquanta esemplari distribuiti tra non più di una trentina di rivenditori. Quanti altri ce ne saranno, in giro? Cinquecento? Cinquemila? Cinquantamila? Perché è così facile trovare un orologio definito "raro"? Lascio le risposte e le ipotesi a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui.
In definitiva, penso che i detrattori abbiano torto quando snobbano Rolex, ma che a volte lo facciano per i motivi giusti: certi tic del mercato sono puramente speculativi, frutto di una promozione scaltra che presenta analogie interessanti con quella praticata nel settore dell'arte contemporanea.

         
Volendo compilare una lista dei "must" per il collezionista Rolex attento alla storia della marca e dell'orologeria in generale, mi sembra indispensabile partire dalla premessa che l'importante sono il nome dei modelli e la ragione della nomination, non i numeri di referenza. Il risultato è il seguente, in ordine puramente cronologico:
1. Oyster degli anni 20/30. Primo orologio davvero impermeabile.
2. Prince degli Anni 30. Stile e tecnologia innovativi (doppio quadrante).
3. Perpetual ("Ovetto") degli Anni 30/40. Impermeabile e automatico.
4. Datejust degli Anni 40/50. Impermeabile e automatico con datario.
5. Submariner degli Anni 50/70. Primo subacqueo per il grande pubblico.
6. Day-Date degli Anni 50/70. Icona del lusso sportivo
7. GMT-Master degli Anni 50/70. Doppio fuso orario semplice e pratico.
8. Daytona degli Anni 2000. Primo movimento cronografico della Casa.
L'assenza di modelli celebrati come il Turn-O-Graph, il Milgauss, l'Oyster Perpetual con fasi lunari o i primi Daytona si spiega con il fatto che non si sono distinti né per l'innovazione tecnica né per il successo presso il pubblico all'epoca in cui sono stati lanciati. Ciò non toglie che possano piacere al collezionista contemporaneo. Secondo me, per esempio, il tripla data Oyster con fasi lunari è il Rolex più bello di sempre. Il problema è il prezzo, che - per le ragioni illustrate sopra - trovo esagerato in rapporto al valore effettivo dell'oggetto.

 

domenica 6 marzo 2016

Museum Collection - The List (41)

TISSOT NAVIGATOR
1951
★★★
ENGLISH 
The world at a glance
The chronological list of the 100 wristwatches making up The Museum Collection book features the Navigator by Tissot at number 41. The excerpt taken from the text focuses on its exclusive features.
Click here for more infos on The Museum Collection
project. 
... The Navigator featured two patented and user-friendly innovations. The inner dial bears 24 city names and rotates once in a day, constantly indicating the time in each one of the 24 time zones by means of the 1-24 scale on the outer dial. The push-piece at 2 o'clock allows for hand-setting independently of the 24-hour dial ...

 
ITALIANO 
Il mondo in un quadrante
La lista cronologica dei 100 orologi da polso che comporranno il libro The Museum Collection presenta il Navigator di Tissot al numero 41. Il brano tratto dal testo è dedicato alle sue peculiarità tecniche.
Cliccate qui per maggiori informazioni sul progetto The Museum Collection.
... Il Navigator vantava due innovazioni brevettate che ne semplificavano l'uso. La parte interna del quadrante presenta 24 nomi di città e compie una rotazione completa al giorno, indicando costantemente l'ora in ciascuno dei fusi orari tramite la scala graduata da 1 a 24 sull'anello esterno. Il pulsante a ore 2 permette di regolare le lancette indipendentemente dal disco delle 24 ore...