sabato 15 luglio 2017

Attualità - Se non costa niente non vale niente

"Ricordi: se non costa niente non vale niente". Il dibattito sui biglietti d'ingresso per visitare Venezia mi ricorda il monito che ho ricevuto qualche anno fa. Si discuteva del mio intervento in occasione delle "Giornate della Metropoli Orologiera" a La Chaux-de-Fonds. La manifestazione aveva lo scopo di diffondere la cultura dell'orologeria nel cuore dell'industria stessa e, naturalmente, di attirare turisti. Avevo proposto agli organizzatori una conferenza sulla storia dell'orologio da polso. Senza chiedere compensi perché valutavo che l'iniziativa sarebbe stata una promozione efficace per la mia attività editoriale. L'offerta fu accettata, ma ci fu un piccolo problema quando ci trovammo intorno a un tavolo per definire i dettagli. La responsabile commerciale della manifestazione, dirigente di una Casa d'orologeria prima di creare la propria agenzia di marketing, proponeva di far pagare un biglietto a chi voleva assistere. Io ero contrario perché mi sembrava che un contributo gratuito sarebbe stato più in carattere con gli intenti divulgativi dell'evento. Fu nel corso della conversazione che la signora pronunciò la frase con cui ho aperto il post. La spuntai io, ma quando vidi la sala piena a metà mi chiesi chi aveva ragione. La mia interlocutrice non aveva dubbi: "Se avessimo fatto pagare, non ci sarebbe stato un posto libero", commentò. Perché? Semplice, in base alla sua esperienza: se si paga per qualcosa, significa che questo qualcosa ha un valore. Nessuno dà niente per niente.


Che c'entra con Venezia? La città non ha bisogno di far pagare per dimostrare che vale qualcosa. Però credo che un biglietto d'ingresso avrebbe un valore simbolico, oltre a quello economico. Se fossero costretti a pagare e a prenotare con largo anticipo, magari modificando i piani delle vacanze per trovare un giorno libero, i turisti avrebbero la sensazione di assicurarsi un privilegio raro: visitare la città più bella del mondo nelle condizioni migliori, insieme a viaggiatori altrettanto motivati e consapevoli del valore di ciò che vedono. Il contrario delle orde che imbrattano e soffocano la città adesso: un panino, un selfie sul Canal Grande e via, esperienza usa e getta senza valore né ricordi. A chi osserva che la quota d'ingresso sarebbe penalizzante per chi non può permettersela, obietterei che il 90% dei turisti attuali, con ogni probabilità, pagano senza fiatare quando gli chiedono 50 euro per quattro ore in discoteca o in un parco acquatico. Ma l'obiezione più importante rimane la stessa: se non costa niente non vale niente…

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