venerdì 18 maggio 2018

Omaggio a un eroe

Oggi è un giorno triste per gli ammiratori degli eroi del 9. Battaglione. Ci ha lasciati Geoff Pattinson, uno dei Para che il 6 giugno 1944 raggiunsero la Normandia a bordo di alianti per attaccare le postazioni costiere tedesche. Ho avuto la fortuna di incontarlo a più riprese durante le celebrazioni annuali del D-Day a Merville. Quando lo informai che avevo dedicato un romanzo alle vicende di cui fu protagonista anche lui, mi scrisse una lunga lettera raccontando la sua esperienza bellica. Pubblicarla integralmente mi sembra l'omaggio più adatto alla memoria di un eroe.

Nelle foto, dall'alto: Pattinson in uniforme, insieme con il sottoscritto e durante una delle serate danzanti dedicate ai Veterani.
 

Buon viaggio, Mr Pattinson. Con lei e i suoi compagni ho un debito impossibile da saldare: la libertà donata alla generazione che mi ha preceduto. In cambio posso offrire solo un "grazie" e la promessa di non dimenticare.


 

LA LETTERA

 
"Era previsto che i tre alianti con sessanta uomini della Compagnia A a bordo, più alcuni genieri e gli esplosivi, toccassero terra dentro il perimetro della batteria e impegnassero la guarnigione dall'interno, creando una diversione mentre l'attacco principale procedeva dall'esterno.
"Purtroppo, due degli alianti atterrarono fuori dall'obiettivo e il terzo in Inghilterra. Io ero all'interno di quest'ultimo. Durante il volo la mia era una sensazione d'ansia, mi chiedevo dov'ero andato a cacciarmi. Nessuno parlava, ciascuno era immerso nei propri pensieri, al buio, senza sapere che distanza avevamo percorso.
"Improvvisamente ci fu un sobbalzo violento e un forte rumore. Stavamo planando, il cavo che ci legava all'aereo si era sganciato.
"L'atterraggio fu molto pesante, brusco, seguito dal silenzio. Ci preparammo per schizzare verso il portellone, ma prima che potessimo muoverci un ufficiale ci raggiunse camminando lungo la fusoliera e ordinò di non muoverci. Scese dall'aliante e poco dopo tornò, ordinandoci di uscire in ordine. Il cavo si era spezzato e il caso volle che scendessimo su una pista d'atterraggio dell'aerodromo di Odiham, nel sud dell'Inghilterra. Non so cosa ne pensassero gli altri, ma le mie emozioni represse scomparvero e furono sostituite dal sollievo.
"Ci trasportarono a Brize Norton, cioè nella località da dove eravamo partiti. Ci misero a disposizione un altro aliante e verso le 5 del pomeriggio ci imbarcammo per il secondo tentativo di raggiungere la Normandia. Atterrammo sulla spianata di Ranville, dove era tutto tranquillo ad accezione di qualche sparo in lontananza. Un ufficiale ci fece salire verso l'incrocio di Le Mesnil, dove ci appostammo dentro un fossato che offriva una buona protezione. Per i tre giorni successivi difendemmo la posizione contro una serie di attacchi.
"La sera del 9 giugno il mio gruppo fu spostato presso il bosco adiacente la Villa St-Côme. I superstiti del Battaglione erano appostati lì, nelle buche che avevano scavato. Quella notte i tedeschi ci bombardarono incessantemente con i mortai e ci concessero una tregua solo all'alba.
"La mattina seguente, uscii in pattuglia con altri cinque uomini per sgomberare la villa, che era stata gravemente danneggiata, ma nel frattempo l'avevano evacuata. Il sergente mi inviò con un caporale verso il lato opposto delle stalle che si trovavano dietro la villa per spiare ogni eventuale movimento. Mentre uscivamo all'aperto dopo aver attraversato le stalle, avevamo fatto pochi passi quando vedemmo apparire un gruppo di tedeschi. Il caporale riuscì a tornare indietro di corsa, ma i nel frattempo i tedeschi avevano aperto il fuoco con una mitragliatrice leggera e mi colpirono a entrambe le gambe mentre stavo raggiungendo l'ingresso. Ero disteso sul pavimento con la faccia in giù e tentai di rialzarmi, scoprendo che ci riuscivo. Mi trascinai come potevo verso l'altro lato della stalla e poi nella vegetazione, fino a trovare il posto di pronto soccorso del reggimento. Ero ferito e spaventato, ma appena si presero cura di me mi calmai.
"Mi giudicarono inabile a continuare e mi trasportarono sulla spiaggia per essere evacuato verso l'Inghilterra. Avevo conosciuto il mio battesimo del fuoco, un'esperienza che non ero ansioso di ripetere. Le cose andarono diversamente da ciò che speravo.
"Mi riunii al Battaglione quando tornò nel Regno Unito, trovando i molti assenti rimpiazzati da volontari ansiosi di unirsi al Reggimento Paracadutisti.
"A fine dicembre la 6. Divisione Aviotrasportata fu inviata nelle Ardenne, poi ci lanciammo sul Reno. Attraversammo la Germania fino al Baltico, dove incontrammo i russi. La guerra era finita, i tedeschi avevano firmato la resa l'8 maggio 1945.
"Poi fummo inviati in Palestina, dove sono rimasto con il 9. Battaglione fino al maggio 1947, quando mi fecero tornare in Inghilterra per la smobilitazione.
"Adesso era davvero finita. Tornavo a essere un civile. Un sopravvissuto, non un eroe.



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