Attualità&commenti

Pagina dedicata a temi d'attualità e commenti. A volte seri, a volte no.

25.7.2017
COMPLOTTO
Il complotto ordito da Trump e dalla Russia per screditare Hillary Clinton agli occhi degli elettori assume contorni sempre più nitidi. Che delusione. Io pensavo che avesse fatto tutto da sola. 

15.7.2017
SE NON COSTA NIENTE NON VALE NIENTE
"Ricordi: se non costa niente non vale niente". Il dibattito sui biglietti d'ingresso per visitare Venezia mi ricorda il monito che ho ricevuto qualche anno fa. Si discuteva del mio intervento in occasione delle "Giornate della Metropoli Orologiera" a La Chaux-de-Fonds. La manifestazione aveva lo scopo di diffondere la cultura dell'orologeria nel cuore dell'industria stessa e, naturalmente, di attirare turisti. Avevo proposto agli organizzatori una conferenza sulla storia dell'orologio da polso. Senza chiedere compensi perché valutavo che l'iniziativa sarebbe stata una promozione efficace per la mia attività editoriale. L'offerta fu accettata, ma ci fu un piccolo problema quando ci trovammo intorno a un tavolo per definire i dettagli. La responsabile commerciale della manifestazione, dirigente di una Casa d'orologeria prima di creare la propria agenzia di marketing, proponeva di far pagare un biglietto a chi voleva assistere. Io ero contrario perché mi sembrava che un contributo gratuito sarebbe stato più in carattere con gli intenti divulgativi dell'evento. Fu nel corso della conversazione che la signora pronunciò la frase con cui ho aperto il post. La spuntai io, ma quando vidi la sala piena a metà mi chiesi chi aveva ragione. La mia interlocutrice non aveva dubbi: "Se avessimo fatto pagare, non ci sarebbe stato un posto libero", commentò. Perché? Semplice, in base alla sua esperienza: se si paga per qualcosa, significa che questo qualcosa ha un valore. Nessuno dà niente per niente.


Che c'entra con Venezia? La città non ha bisogno di far pagare per dimostrare che vale qualcosa. Però credo che un biglietto d'ingresso avrebbe un valore simbolico, oltre a quello economico. Se fossero costretti a pagare e a prenotare con largo anticipo, magari modificando i piani delle vacanze per trovare un giorno libero, i turisti avrebbero la sensazione di assicurarsi un privilegio raro: visitare la città più bella del mondo nelle condizioni migliori, insieme a viaggiatori altrettanto motivati e consapevoli del valore di ciò che vedono. Il contrario delle orde che imbrattano e soffocano la città adesso: un panino, un selfie sul Canal Grande e via, esperienza usa e getta senza valore né ricordi. A chi osserva che la quota d'ingresso sarebbe penalizzante per chi non può permettersela, obietterei che il 90% dei turisti attuali, con ogni probabilità, pagano senza fiatare quando gli chiedono 50 euro per quattro ore in discoteca o in un parco acquatico. Ma l'obiezione più importante rimane la stessa: se non costa niente non vale niente…


4.7.2017
TWEET
I tweet di Trump sono sempre più sconcertanti. "Non ha niente di meglio da fare?", si chiede dopo l'ultimo missile di Kim. Certo che no. Abita a Pyongyang, mica a Riccione.

1.7.2017
CAPITALI
Ho sentito che, con il concerto di Vasco, Modena è diventata la capitale del rock. Impossibile dissentire. Sarebbe come negare che Zwickau è diventata la capitale dell'auto grazie alla Trabant.  


21.5.2017   
VACCINI E LIBERTÀ
Le polemiche italiane di questi giorni sulle vaccinazioni mi ricordano quanto accadde con l'introduzione dell'obbligo di indossare le cinture di sicurezza, e una conversazione sul tema con il titolare dell'autorimessa dove parcheggiavo l'auto.
Io usavo le cinture da una decina d'anni, lui era indignato. La nuova norma gli sembrava un attentato alla libertà, reso ancora più odioso dalla minaccia di una multa. Gli dissi che sulla multa ero d'accordo e che avrei preferito un'altra soluzione: in caso di incidente con danni fisici chiaramente imputabili alla violazione dell'obbligo, gli avrei fatto pagare i costi delle cure (pronto soccorso, ricovero, riabilitazione,…) a tariffa piena invece che con un ticket simbolico. Ne fu scandalizzato: "Come sarebbe a dire?". Spiegai che non mi sembrava giusto addebitare al sistema sanitario nazionale, e dunque al contribuente, le conseguenze della sua scelta di libertà.
Ovviamente si trattava di un discorso da bar, nel senso che non c'era alcuna possibilità di applicazione pratica, soprattutto in un Paese dove si tende a identificare la libertà con la facoltà di fare ciò che si vuole. Però lo trovo logico e valido per altri contesti. Ai genitori può essere data la possibilità di scegliere se far vaccinare i figli o no. Ma se questi si ammalano e causano un'epidemia, perché il conto dovrebbero pagarlo gli altri?

 
25.4.2017
25 APRILE
Purtroppo il 25 aprile è anche la festa dell'ignoranza e della malafede. La favola dell'Italia liberata dalla Resistenza. Le cerimonie organizzate dappertutto meno che nei luoghi dove riposano i veri protagonisti di quanto accadde settantadue anni fa.
Leggo sul sito del Corriere che la presidente della Camera Laura Boldrini è a Bologna, dove visiterà la Basilica di Santo Stefano (lapide dei caduti di guerra), Piazza Nettuno (Sacrario dei Partigiani), Porta Saragozza (lapide degli omosessuali vittime dei campi di sterminio) e Piazza Maggiore (Gran Ballo della Liberazione).
Nessun cenno al Cimitero di guerra di Bologna - San Lazzaro, dove sono sepolti 1.432 soldati polacchi, molti dei quali persero la vita per consentire ai loro connazionali di entrare per primi in città. Tra la gente in festa c'era mia madre, stupita nel constatare che la sua Bologna era liberata dai polacchi e non dagli americani o dagli inglesi. Non poteva sapere che quei polacchi avevano combattuto con la morte nel cuore, consapevoli di quanto li attendeva al ritorno in patria: con la Conferenza di Yalta, parte del loro Paese era stato garantito all'Unione Sovietica. Eppure rimasero al fronte e contribuirono a ridare la libertà a un popolo straniero che, al contrario del loro, l'avrebbe conservata.
A giudicare dal programma delle cerimonie che ho visto, nessuna autorità italiana renderà omaggio al sacrificio dei polacchi. Per questo è a loro che vanno il mio pensiero e la mia gratitudine in questo 25 aprile.


28.12.2016
OMAGGIO A RICK PARFITT
Il mio lutto musicale più doloroso del 2016 non si chiama né Bowie né Prince né Cohen né Michael. Il suo nome è Rick Parfitt. Il suo ruolo: chitarrista degli Status Quo. Il motivo è che per me - come per molti, credo - i musicisti, gli scrittori, i registi, gli attori sono importanti non solo per quello che sono o che fanno ma anche per quello che ci ricordano. Il rock trascinante, facile (in apparenza) e inconfondibile dei Quo ha fatto battere mani e piedi di milioni di persone per mezzo secolo e, molto più modestamente, ha accompagnato qualche momento della mia vita. Eccone due.
Immagine numero 1. Il sottoscritto a vent'anni, con kimono da karateka, che prepara l'esame per la cintura blu con i Quo nelle orecchie. I tappeti arrotolati e spinti ai margini del soggiorno di casa, il vinile del doppio album live Glasgow 76 sul giradischi a volume fuorilegge, doping (forse) lecito per costruire kata perfetti gesto dopo gesto. Promosso, naturalmente, anche se in palestra non ho potuto portare il disco.
Immagine numero 2. Un'eternità più tardi, festival Moon & Stars di Locarno. I Quo a qualche centinaio di chilometri da casa! L'occasione di ascoltarli finalmente dal vivo. Biglietto acquistato online con due mesi di anticipo, partenza anticipata di un giorno per evitare imprevisti. Insieme con la famiglia, che non comprende la ragione del mio puerile entusiasmo però evita di commentare e si sistema comodamente in albergo mentre io mi incammino verso Piazza Grande. Sotto una pioggia battente, ma sono attrezzato: cappellino e giacca impermeabile con cappuccio. Il timore di essere l'unico ultracinquantenne è rapidamente fugato. Ce ne sono altri. Anzi, siamo quelli che rimangono sotto il palco per tutto il concerto, sotto l'acqua, mentre la maggior parte dei giovani si rifugia sotto i portici. Che serata! Quando finisce rientro in albergo, mi tolgo la giacca (cosiddetta) impermeabile e scopro di essere inzuppato dalle spalle fino al petto. Non me n'ero accorto. Può capitare quando si torna ventenni per un paio d'ore.
Grazie Quo. Buon viaggio Rick.


17.12.2016
CODICE RUSSO
La minaccia degli hacker alla sicurezza USA è così grave che si sono create lunghe code di cittadini americani davanti all'ambasciata russa di Washington. Vogliono sapere chi vincerà il Superbowl. 

13.11.2016
IDEALI
Gli inglesi che hanno scelto la Brexit? Vecchi e ignoranti. Gli americani che hanno votato Trump? Razzisti e misogini. Gli austriaci che forse eleggerano un presidente nazionalista? Qualunquisti e xenofobi. I francesi che potrebbero mandare Marine Le Pen all'Eliseo? Semplicemente fascisti. I nostalgici dei grandi ideali inorridiscono, stigmatizzano, si interrogano. Perché il mondo sembra impazzito? Dov'è finito il sogno di una società giusta e (ri)educata? Quando arriverà un nuovo Pol Pot in cui credere?

4.9.2016
CHARLIE HEBDO E LA CATASTROFE NEL CENTRO ITALIA
"Sai perché prendono in giro i terremotati?"
"No..."
"Perché sanno che i morti non sparano".

16.8.2016
I HAVE A DREAM
Ieri ho sognato che Pikachu, trovato da un giocatore di Pokemon Go, lo ha aggredito derubandolo del telefonino e del portafogli. Poi mi sono svegliato e ho scoperto che non era vero. Peccato.

20.7.2016
IMPOTENTE QUARTO POTERE
Cos'hanno in comune fenomeni come le violenze di Colonia sulle donne, la Brexit e Trump? Nulla, a parte la dimostrazione che i media classici contano sempre meno. In Germania si sono alleati con le autorità e la polizia per insabbiare i fatti di Capodanno, ma il piano è saltato sotto la pressione delle denunce. Nel Regno Unito (e fuori) buona parte dei giornali e delle TV si sono schierati contro l'uscita dall'Europa e poi, respinti con perdite, hanno trovato una goffa giustificazione nell'insipienza di milioni di pensionati. Negli USA, Trump diventa più forte ad ogni invettiva dei mezzi d'informazione. Chi teme la sua elezione a presidente - io tra questi - può augurarsi solo che i giornalisti smettano di attaccarlo. Da cosa dipende la rivolta dell'opinione pubblica contro il quarto potere? Prima di tutto dall'avanzata dei social network. E poi, secondo me, dal fastidio diffuso per le lezioni di commentatori che spacciano per opinioni personali gli ordini di scuderia impartiti dai gruppi politici ed economici ai quali devono lo stipendio.

16.7.2016
CANI SCIOLTI
Dopo Nizza, molti se la sono presa con l'inefficacia della prevenzione. Secondo me è quasi impossibile prevenire atti come questo. Da quanto è emerso finora, l'attentatore sembra un disadattato con precedenti penali e problemi psichici. In altre circostanze, forse, avrebbe fatto una strage in famiglia, o l'avrebbero trovato morto con l'ago di una siringa in un braccio, oppure sarebbe stato protagonista o vittima di un regolamento di conti. Il massacro sulla Promenade des Anglais gli ha permesso di finire i suoi giorni in diretta TV invece che in un vicolo buio, di andare in prima pagina invece che su un trafiletto della cronaca, di spacciare il suicidio per martirio, di associare il proprio nome alla guerra santa, di riscattare una vita da cani con una morte da eroe. Terrorismo diverso da quello classico dei gruppi organizzati e difficilissimo da "attenzionare" perché l'adesione a una causa non è il movente ma diventa un espediente per passare alla storia. Se è così non c'è da essere ottimisti sul prossimo futuro, quindi spero di sbagliarmi.

25.6.2016
BRUTTI SPORCHI E CATTIVI
Ricapitolando. Secondo gli analisti saccenti con la puzza sotto il naso e la verità in tasca che sputano sentenze dai media, gli inglesi che hanno votato per l'uscita dalla UE sono vecchi, ignoranti, provinciali, reazionari, razzisti, irresponsabili e soprattutto così ottusi da non saper difendere i loro stessi interessi. Allora come si spiega che la Borsa di Londra è quella che ha perso di meno in tutto il mondo?


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