Extra time

Stanchi delle solite interviste ai protagonisti dell'orologeria contemporanea? Delle domande complici e delle risposte prefabbricate? Degli inserti pubblicitari spacciati per inchieste? Dei reportage che sembrano film Luce del Ventennio? Se è così, ecco ciò che fa per voi. Un incontro esclusivo con il più brillante dei Supermanager che fanno tendenza nel mondo dell'alta orologeria. Dinamico, geniale, unico, lo scacciacrisi per eccellenza. Con un solo difetto: non esiste.

Ciò che state per leggere è del tutto falso. Ma forse non impossibile.





Intervista esclusiva

Jean-Paul Flamboyant e il fenomeno Atout

dal nostro inviato Tempo Perso



Il nome di Jean-Paul Flamboyant è sulla bocca di tutti nel settore trop-de-gamme. È l’uomo dei sogni, delle sfide e dei miracoli. Il principe in grado di infondere nuova vita nelle belle addormentate dell’orologeria, di trasformarle da cima a fondo con una terapia d’urto a base di trasgressioni e fuochi d’artificio estetici e tecnologici, e, soprattutto, di conseguire successi sorprendenti in termini di fatturato. L'ultimo prodigio di una carriera manageriale costellata di trionfi - dalla carta igienica double-face ai climatizzatori Swissair - si chiama Atout, la Casa che tra il 2010 e il 2014 ha fatto registrare una crescita del 2412,7%: performance senza precedenti nella storia orologiera di Belvezia, appena scalfita da un calo del 2412,8% nel 2015. Ma la ripresa sarà solida, assicura Flamboyant, sessantenne atletico che mi concede un’intervista trovando un piccolo spazio nella sua fittissima agenda.


Lo incontro sulla terrazza del Resort ParVénus - il nome è una sottile allusione alla dea Venere - di Argent-sur-Mer, vista mozzafiato sul porto punteggiato da yacht di 120 metri, reduce dall’ennesima impresa, questa volta sportiva. Ha appena ritirato il premio spettante al vincitore della Ajaccio-Argent, gran fondo internazionale del Vintage SuperTour, il circuito riservato ai grandi veterani del nuoto. Al secondo posto, con un distacco di oltre 5 minuti, il leggendario Mark Spitz, dominatore dei Giochi Olimpici del 1972. Main partner della gara, come da tradizione, è proprio Atout. E il trofeo che la Maison ha concepito per il trionfatore è all’altezza dell’evento: lo spettacolare Brown Diamond, ultimo nato della collezione LuxuryXL. L’orologio dei record, come lo ha definito la stampa specializzata. Il primo a superare i 60 mm di diametro, i 35 di spessore e i 1.000 grammi di peso. Il primo a impiegare i diamanti marroni (di qui il nome), per un totale di 41,5 carati, in abbinamento con il platino e la pelle di fricorinto. L’unico dotato di un dispositivo destinato a riscrivere la storia della misura del tempo: lo stupefacente Merveillon. La nostra chiacchierata con Flamboyant non può che iniziare dal Brown Diamond.


Lo sponsor della gara ha vinto il premio che aveva messo in palio…

Il nostro interlocutore sorride: si aspettava la provocazione: “Non sarò io a portarlo a casa. Questa sera stessa verrà messo all’asta presso l'Hotel Roi Soleil di Argent-sur-Mer, con un prezzo base di 20 milioni di dollari. Parteciperanno via internet alcuni dei collezionisti più famosi del mondo”.


La vendita era stata organizzata prima della gara. Era così sicuro di vincere?

“Sapevo di essere il favorito, però devo ammettere che non mi aspettavo di dover lottare così a lungo con Spitz. Ha ceduto solo nel finale, è stato bravo.”


Dicono che lei si allenasse anche durante i consigli d’amministrazione…

“È vero. Negli ultimi sei mesi le riunioni con i collaboratori si svolgevano presso la piscina coperta che ho fatto costruire accanto agli uffici della presidenza. È lunga 200 metri e consente una ricostruzione quasi perfetta delle condizioni di gara, dall’acqua salata alle onde. I miei assistenti camminavano lungo il bordo della piscina e, mentre nuotavo, mi passavano il telefono o i documenti da firmare. È stata dura anche per loro: ogni tanto facevo azionare il ventilatore o il dispositivo della pioggia artificiale per simulare una giornata di maltempo”.


Torniamo al Brown Diamond. Parole come “fricorinto” e “Merveillon” sono inedite, nel vocabolario dell’orologeria.

“Naturalmente, così come sono inediti gran parte dei prodotti che abbiamo lanciato in questi anni. Me ne lasci ricordare almeno uno perché gli sono particolarmente affezionato: il Fantastillon, primo successo della nuova era di Atout. Grazie a questo orologio, gli amanti del lusso hanno potuto indossare un orologio con tourbillon senza rinunciare alla precisione del quarzo. So di alcuni concorrenti che ne hanno riso, quando fu presentato al Salon d’Or del 2010. Cambiarono idea quasi subito: tutta la produzione del 2010 e 2011 fu assorbita dalle ordinazioni dei primi tre giorni, malgrado non si trattasse certo di un prodotto economico. La gabbia del tourbillon che ruota con gli scatti tipici del motore passo-a-passo ha affascinato soprattutto il pubblico dei mercati emergenti, che ha portato un soffio d’aria nuova nel mondo un po’ tradizionalista dell’orologeria. E c’è un’altra novità: il gradimento del pubblico femminile. Alcuni clienti mi hanno confidato che le rispettive mogli gli hanno chiesto in prestito l’orologio, poi non glielo hanno più restituito… Lo sostenevo da tempo, del resto: la donna moderna vuole emanciparsi dai soliti orologini che non superano i 45 mm. Non è un caso se le nostre nuove collezioni per signora prevedono pezzi da almeno 50 mm, con un peso variabile – a seconda del numero di pietre preziose – tra i 300 e i 500 grammi”.


L’entusiasmo di Flamboyant è contagioso, ma siamo costretti a chiedergli di tornare sulla grande novità: il Brown Diamond. Cominciando, magari, dal prodigio tecnico chiamato Merveillon.

“Quando ho esposto l’idea ai responsabili del reparto ricerca e sviluppo, devo confessare che io stesso avevo dei dubbi. Si trattava di qualcosa che non solo non era mai stato tentato prima, ma nemmeno ipotizzato. I nostri orologiai, però, non finiscono mai di sorprendermi. Hanno ascoltato senza commentare, si sono messi al lavoro e in capo a sei mesi mi hanno mostrato un prototipo funzionante!”


Che cos’è, in parole povere, il Merveillon?

“È un’evoluzione del tourbillon. Un’evoluzione necessaria, direi, perché il tourbillon classico sta diventando una complicazione di massa, proposta da decine di fabbricanti e ormai priva del fascino che la faceva apparire esclusiva fino a una dozzina d’anni fa. Con rare eccezioni, come il Fantastillon di cui abbiamo appena parlato. Quanto al Merveillon, lo definirei il tourbillon antiorario”.


Antiorario?

“Esattamente. Mentre le lancette delle ore e dei minuti ruotano nel senso convenzionale, la gabbia del Merveillon visibile a ore 6 e la lancetta dei secondi girano in senso antiorario. Semplice a dirsi, ma i problemi tecnici affontati dai nostri tecnici sono di difficoltà quasi inimmaginabile”.


Ci può rivelare come sono stati risolti?

“Non posso entrare nei particolari perché sono coperti da brevetto. Mi limiterò a dire che il funzionamento si basa su un sistema di inversione a cinque ruote, di cui due triangolari, una quadrata e una ovale che agisce su una camma a forma di gatto; le zampe del gatto svolgono una funzione simile a quella delle palette dell’ancora in uno scappamento normale”.


Perché la camma ha la forma di un gatto?

“I progettisti sanno che mi piacciono i gatti, nella mia villa sul Lago di Minebria ne ho una decina; così mi hanno preso un po' in giro... (ride).


Alcuni si chiederanno che utilità può avere un tourbillon antiorario.

“Il vero appassionato non può farsi una domanda simile perché sa che nell’orologeria di lusso la tecnologia è arte e che l’arte, per definizione, non ha scopi utilitari. Detto questo, una forma di “utilità” l’ho scoperta per caso. Deve sapere che quando mi faccio la barba porto sempre l’orologio al polso. Lo faccio perché i nostri modelli per uomo pesano almeno 800 grammi e mi permettono di fare fitness quasi senza accorgermene; ma soprattutto, naturalmente, perché mi piace vederne l’immagine riflessa allo specchio. Ebbene, quando per la prima volta ho usato il Brown Diamond ho avuto una sensazione di armonia mai provata prima. Viste allo specchio, la gabbia del Merveillon e la lancetta dei secondi girano in senso orario! Ora, quando mi faccio la barba, indosso sempre il Brown Diamond. Mi mette di buon umore, mi dà la certezza che le cose finiranno sempre con l’andare, letteralmente, per il verso giusto”.  


Passiamo alla carrure rivestita di pelle di fricorinto, animale di cui molti non avevano mai sentito parlare.

“Nemmeno io, fino a un anno fa. In effetti si tratta di una scoperta straordinaria. Come saprà, tra le mie attività collaterali c’è la produzione del vino. A detta di molti esperti, dalle mie vigne di St-Ivresse proviene il miglior Pourri blu del mondo. Da tempo il Dipartimento di scienze vinicole dell’Università di Islamabad mi chiedeva l’autorizzazione a eseguire prelievi di terreno sul posto. Lo scopo era studiare l'irripetibile combinazione di elementi geologici e climatici che rendono inimitabile la qualità della mia uva. Ho esitato a lungo, e non certo perché pretendevo più dei cinque milioni di dollari che mi avevano offerto per mezza giornata di studio. Non avevo e non ho bisogno di correre dietro a cifre come questa. Poi ho capito che poteva essere l’occasione giusta per avviare un progetto a cui pensavo da tempo: la mia Fondazione per l’aiuto ai manager in difficoltà”.


Negli ultimi tempi se n'è parlato parecchio. Può spiegarci di che si tratta, anche se non ha un’attinenza diretta con gli orologi? 

“È un concetto innovativo, che trovo adatto a questi tempi di crisi. Come sa, i dirigenti delle società importanti, soprattutto nel settore finanziario, sono sempre più spesso nel mirino della stampa e dell'opinione pubblica. E i consigli d'amministrazione, invece di difenderli, assecondano gli umori della piazza, minacciando di ridurre i bonus di fine anno con scuse risibili. Anche se i risultati fossero leggermente inferiori alle attese, il che è tutto da dimostrare, l’impegno di tanti manager rimane encomiabile: ne conosco alcuni, amici personali e clienti di Atout, che a volte rinunciano alla partita di golf del venerdì per trattenersi in ufficio fino alle tre del pomeriggio. Eppure sono stati letteralmente linciati”.


Un’ingiustizia…

“Appunto. E le ingiustizie mi indignano, sento il dovere di ribellarmi. Così è nata la Fondazione. L’anno scorso, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Università di Islamabad e a un contributo straordinario della Banca nazionale, abbiamo distribuito dieci milioni di bonus a cinque dirigenti. Li abbiamo scelti con cura, dopo aver esaminato i loro dossier. Non posso fare nomi, evidentemente: però sono orgoglioso di aver potuto risolvere situazioni scabrose, come quella dell’amministratore delegato che rischiava il sequestro del suo yacht da 37 metri se non avesse saldato la rata da due milioni di dollari che scadeva il 7 gennaio. Questo non mi fa dimenticare la grettezza di azionisti che fino a qualche anno fa sapevano riconoscere il talento e compensarlo come merita, mentre ora sembrano incapaci di guardare oltre il bilancio in rosso, ma mi dà qualche soddisfazione. Solo morale, per lo più, anche se un dirigente d'alto profilo al quale abbiamo destinato un milione e mezzo mi ha dimostrato la propria gratitudine con la promessa che, appena la sua banca sarà riuscita a piazzare cinquanta milioni in prodotti derivati di nuova generazione, comprerà un BossXL con ripetizione secondi, la versione con braccialetto in caucciù viola incastonato di brillanti taglio farfalla”.


Torniamo al fricorinto, se non le dispiace…

“Come dicevo, tutto comincia dagli studi dell’università di Islamabad. Mentre prelevava campioni di terreno sotto i miei vigneti, la sonda si è imbattuta in un oggetto di dimensioni abnormi che si è rivelato essere il fossile di un animale con cinque zampe. Quando me l’hanno comunicato telefonicamente, mi trovavo a Sydney per la presentazione della stagione lirica della Opera House che Atout sponsorizza da tempo; quest’anno eravamo riusciti ad avere i Rolling Stones come ospiti…”.


Gli Stones in un tempio della lirica?

“Certo. Non sapeva che Pavarotti è morto? Dunque: ho capito che poteva trattarsi di una scoperta importante e ho ottenuto che il Teatro rinviasse la prima della Traviata per fare ritorno. Mi ci sono volute appena 12 ore perché ho pilotato personalmente un aereo sperimentale. Me l’aveva prestato due settimane prima Jeffrey Conklin, direttore della Nasa, amico di lunga data e collezionista dei nostri orologi. Al mio arrivo, ho voluto calarmi io stesso nello scavo. Giunto a 120 metri di profondità, l’ho visto. Uno spettacolo incredibile anche per un esperto. Sembrava un mammifero, ma con una quinta zampa sulla schiena della quale gli zoologi stanno tuttora studiando la funzione. Lunghissimo, quasi 15 metri se si considera anche il collo, ma alto appena 3. Il dettaglio più stupefacente è la pelle: resistente e morbida allo stesso tempo, e di un colore mai visto prima, un marrone lucido con venature nere e verdi. Lo confesso: ho pensato subito che poteva rivestire la cassa di un orologio. Di un orologio d’eccezione, per essere più precisi: il Brown Diamond".


Accanto al supercomplicato Brown Diamond, il nuovo catalogo battezza un "solo tempo" che è semplice solo in apparenza: il Bloody Watch.

"Ci sono appassionati meno sensibili di altri al fascino della complessità meccanica, ma che allo stesso tempo non si accontentano di un segnatempo qualunque, di quelli da 30.000 euro che vedono al polso di tutti. Vogliono l'esclusività senza doversi togliere l'orologio quando si tuffano in piscina, per esempio. Il Bloody Watch offre quello che desiderano, cioè una robustezza straordinaria grazie alla cassa in barladio rinforzato che pesa appena 500 grammi".


A rendere inconfondibile l'orologio, però, è la lunetta girevole...

"Invece della solita scala dei minuti abbiamo creato qualcosa di totalmente nuovo, una lunetta in vetro zaffiro che in realtà è un minuscolo serbatoio. Al suo interno, prima di montarla sulla cassa, inseriremo alcune gocce del sangue del compratore. L'orologio che porta al polso, quindi, avrà letteralmente il suo stesso Dna. La risposta del mercato è andata oltre le nostre aspettative, al punto che la lista d'attesa raggiunge già i due anni. E non è finita qui, perché stiamo studiando una variante che, credo, sedurrà i collezionisti: al posto del loro sangue ci sarà quello all'orologiaio che ha assemblato l'orologio. Abbiamo già avviato un confronto con i sindacati".


Come siete riusciti a ottenere l'effetto del sangue che scorre dentro la lunetta?

"Dobbiamo tutto alla collaborazione tra la nostra sezione ricerca e sviluppo e il laboratorio EmoStore di Guantanamo. Appena mi ha raggiunto la notizia che i loro tecnici hanno sviluppato una tecnologia in grado di riportare il sangue coagulato allo stato liquido, ho proposto una partnership. Sono stati felici di accettare perché il prestigio di Atout avrebbe giovato alla loro immagine, agevolandoli nella ricerca dei finanziamenti pubblici. Non sono un chimico, dunque devo limitarmi a dire che il fenomeno si basa sul calore. Quando l'orologio non viene portato, il sangue si coagula, ma appena indossato al polso ridiventa liquido: vederlo scorrere quando si fa girare la lunetta è affascinante".


C'è chi dice che avete voluto imitare San Gennaro, il patrono di Napoli. Il suo sangue si scioglie una volta l'anno da secoli...

"Non mi permetterei mai di attribuire un significato religioso al nostro orologio. Il fenomeno è puramente scientifico. Ciò non toglie che nel Blood Watch il sangue può sciogliersi anche due volte al giorno e... Perché ha spento il registratore?"   


Il tempo a sua disposizione è scaduto.

“Come sarebbe?”.


Lei ha pagato un'ora di intervista. È terminata 30 secondi fa.

“E allora? Non ho finito”.


Non c’è problema. Firmi qui.

“Cos’è?”


Il consenso al supplemento di tariffa. Sono 1.000 euro per ogni tranche di 5 minuti in più.

"Deve esserci un malinteso”.


È stato il direttore a darmi il modulo.

“Impossibile”.


Ed era sicuro che lei avrebbe detto "Impossibile".

“Il suo atteggiamento non mi piace. Le consiglio di cambiarlo: non ho ancora firmato il rinnovo del contratto pubblicitario con la sua rivista”.


Non potrebbe farlo nemmeno volendo. Lei sta per dare le dimissioni.

“Che sta dicendo?”


Che non ha scelta. La prossima settimana la mia rivista sarà in edicola con l'intervista e con il referto del laboratorio cui abbiamo affidato la carrure di fricorinto. Pare si tratti di pelle di gallina trattata con coloranti di cattiva qualità, forse tossici. L'immagine di Atout ne soffrirà.

 "Se queste sciocchezze fossero vere, lei non sarebbe qui".


Al contrario. Il direttore trova che è un'idea geniale. Stuzzica quel buffone, mi ha detto, fatti dire tutte le stronzate che vuole prima che la polizia lo arresti o che il Consiglio d'amministrazione lo faccia gettare nel lago con una pietra al collo. Non l'ho mai visto così euforico. Ha già il titolo pronto: "Le ultime parole di Flamboyant". Ora devo lasciarla perché in redazione aspettano la mia telefonata. Buona serata. E grazie.

"Come si permette? Torni subito qui. Pensa che la tessera da giornalista le dia il diritto di dire ciò che vuole? Si sbaglia di grosso. Chiacchiere e distintivo, ecco cosa siete. Solo chiacchiere e distintivo". 

 





 

                   



  

          

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