Storie: Cartier


Cartier: un nome che, in ambito orologiero, molti identificano con il design più che con la tecnica. Eppure la Casa parigina ha esercitato un'influenza significativa sulla storia della misura del tempo, addirittura decisiva nel primo trentennio del secolo scorso, quando l'orologio da polso stentava a soppiantare il "tasca" presso il grande pubblico. Per questo ho pensato di dedicarle un viaggio fotografico che ripercorre oltre cent'anni di creazioni spesso rivoluzionarie. Partendo da un presupposto: Cartier non ha inventato l'orologio da polso - del resto nessuno può vantarsi di averlo fatto - ma non c'è dubbio che l'ha nobilitato, trasformandolo da oggetto di derisione com'era cent'anni fa in accessorio moderno, elegante, ambito, originale. Ho riservato uno spazio importante alle pendole perché a loro volta sono capolavori di tecnologia, oltre che oggetti preziosi.
Molte delle foto sono firmate da Nick Welsh (Collezione Cartier). Le altre immagini sono tratte dall'archivio di 10e10.ch o da annunci pubblicitari.


PRIMI PASSI

Molti sono convinti che il primo orologio da polso Cartier sia il Santos. Non è così. O meglio: del modello disegnato nel 1904 da Louis Cartier per l'amico Alberto Santos Dumont, pioniere dell'aviazione e facoltoso esponente dell'aristocrazia parigina, rimane traccia solo nella tradizione orale della Casa. Nessuno può garantire che il Santos lanciato sette anni più tardi sia effettivamente una copia di quel primo esperimento. Dunque il primato ufficiale appartiene al Tonneau ("botte"), creato nel 1906 sintetizzando le forme rettangolare e ovale. Come si nota in questo esemplare, i canoni estetici della Casa sono già delineati: pietra cabochon sulla corona di carica, indici a numeri romani, scala dei minuti a binario ("chemin de fer"), lancette "poire" (pera) azzurrate. La tecnica è all'altezza dell'estetica grazie, in particolare, al movimento fabbricato da LeCoultre su commissione di Edmond Jaeger. Quest'ultimo è un geniale tecnico parigino, specialista dei movimenti ultrapiatti, che si è messo in proprio dopo alcuni anni di pratica presso gli atelier Breguet. Il contratto di fornitura in esclusiva firmato con Louis Cartier nel 1907 darà un impulso decisivo alle attività di tutti e tre le parti coinvolte.


Fondata nel 1847, la Maison si dedica quasi esclusivamente ai gioielli fino agli ultimi anni del secolo, quando Alfred Cartier, figlio del fondatore, chiama al suo fianco i figli Louis, Pierre e Jacques. È Louis a potenziare il reparto orologeria, che tra il 1872 e il 1892 aveva dato un contributo trascurabile al fatturato, con appena 408 pezzi venduti in un ventennio. Il primogenito di Alfred fissa due obiettivi: da una parte integrare l'offerta con le pendole e con un accessorio - l'orologio da polso - che potrebbe rivelarsi più di una moda effimera, dall'altra trovare collaboratori in grado di garantirgli una certa indipendenza creativa e produttiva. Il primo colpo grosso della sua "campagna acquisti" è Maurice Coüet, 25enne figlio di un orologiaio di scuola Breguet e costruttore geniale, che nel 1912 crea il Modello A, prima versione di una pendola destinata ad entrare nella leggenda: la Mysterieuse, caratterizzata dalle lancette che sembrano galleggiare nel vuoto, all'interno del prezioso guscio in cristallo di rocca. Il meccanismo, ispirato alle pendole costruite nel 19esimo secolo dall'orologiaio-illusionista Jean Eugène Robert-Houdin, si basa su due dischi trasparenti contenenti le lancette; i bordi dentati ingranano con i ruotismi nascosti all'interno delle decorazioni laterali, che a loro volta sono collegati con il movimento situato all'interno dello zoccolo. L'esemplare della foto risale al 1914 e fu acquistato dal conte di Greffulhe. Nelle aste, questi oggetti fuori dal comune raggiungono spesso valutazioni superiori a 100.000 euro.

SANTOS 

Che questo Santos abbia cent'anni di vita lo dimostra anzitutto il movimento. Malgrado il contratto siglato con Jaeger nel 1907, Cartier non abbandona subito i fornitori della prima ora. Tra questi c'è Brédillard, fabbricante parigino al quale si deve il calibro (privo di firma) di questo esemplare databile intorno al 1912. Un "10 linee" di qualità superiore con 18 rubini, bilanciere bimetallico tagliato e spirale Breguet.

Presentato nel 1911, il Santos si dirige al pubblico maschile in un periodo in cui l'orologio da polso è oggetto di derisione e di diffidenza, giudicato inaffidabile sotto il profilo tecnico ed effeminato sotto quello estetico.

Una provocazione senza precedenti, sottolineata da un design che non ha nulla a che vedere con i classici orologi da taschino del periodo, trasformati in "polso" mediante la saldatura di anse a filo, in omaggio a una moda che tutti - addetti ai lavori e pubblico - prevedono di breve durata.


Per mettersi un Santos al polso, insomma, non basta il portafogli gonfio: ci vuole anche una buona dose di faccia tosta. In questo esemplare si notano, tra l'altro, le lancette Breguet e la tipica chiusura della cassa mediante viti laterali.



TANK
La prima apparizione del tema "Pantera" in un orologio Cartier, vale a dire le "macchie" d'onice in contrasto con il bianco dei diamanti e dell'oro. Dietro le maglie del braccialetto si intravede la fibbia pieghevole, brevetto Cartier del 1909. Questo orologio-gioiello è del 1914.

Santos del 1916 in oro bianco.


Tra il 1906 e il 1918, come evidenziano i registri Cartier di Rue de la Paix, le vendite di orologi da polso arrivano quasi a eguagliare quelle di tutti gli altri segnatempo messi insieme (tasca, pendole, pendenti). Il cliente della Casa, insomma, ha dieci anni di vantaggio sul grande pubblico, che decreterà il sorpasso dei polso sui tasca solo nel 1930. Louis Cartier lo premia con il lancio del Tank, la cui forma si ispira a un carro armato, e più precisamente al Renault del 1917: lo schema mostra (dal basso) come i cingoli sono diventati i segmenti laterali della cassa. Il design porta a compimento la rivoluzione avviata con il Santos, eliminando definitivamente la distinzione tra la cassa e le anse.


I primi Tank appaiono sui registri nel novembre del 1919 e hanno un aspetto molto simile all'esemplare delle foto, fabbricato una decina d'anni più tardi. Si tratta del modello che sarà battezzato "Normale" per distinguerlo dalla moltitudine di versioni che si succederanno lungo gli Anni 20.

Il movimento, di produzione LeCoultre, porta la firma di European Watch and Clock Company (EWC), società di import-export creata nel 1919 e affiliata alla sede newyorkese di Cartier.
Il bracciale è di tipo "tessuto vimini laminato piatto" con fibbia pieghevole in oro rosa. Le dimensioni (20 mm x 19 il corpo centrale) sono minuscole per gli standard del XXI secolo, ma negli Anni 20 sono giudicate compatibili con il polso maschile. 


PENDOLE DA SOGNO
 
Accanto ai successi del Santos e del Tank, gli Anni 20 fanno registrare nuovi traguardi nel settore delle pendole. Questa Comète del 1920, acquistata dalla marchesa Casati, fonde abilmente l'oro con il platino, l'agata, i diamanti e lo smalto. Il disco su cui sono fissati il sole e le stelle compie una rotazione completa in 24 ore.

Nella versione "Portique" della pendola misteriosa, l'asse di trasmissione del movimento si nasconde nel cabochon di corallo all'interno della barra orizzontale in cristallo di rocca. Per accedere al movimento e caricarlo si rimuove la statuetta in alto. Platino, oro, cristallo di rocca, corallo, onice, smalto, diamanti, 1923.

Orologio da tasca con ripetizione minuti, cronografo sdoppiante, calendario perpetuo e fasi lunari, 1927.

L'interesse per l'arte egizia è molto diffuso in Francia fin dall'epoca delle spedizioni napoleoniche e diventa un fenomeno universale nel 1922, con la scoperta della tomba di Tutankhamon. Cartier lo fa suo con la pendola "Egyptienne", le cui pareti sono decorate con geroglifici. Esemplare del 1927 in oro, argento dorato, madreperla, corallo, smeraldo, lapislazzuli, smalto.

Pendola "Portique" a gravità. La cassa dell'orologio scende lentamente caricando il movimento mediante gli ingranaggi dissimulati nelle colonne. A fine corsa, cioè dopo otto giorni, va riportata manualmente in alto. Questo esemplare è appartenuto a Barbra Streisand prima di essere acquistato dal Museo Cartier.

Pendola magnetica del 1928. All'interno di una ciotola graduata sui margini, e piena d'acqua, galleggia una tartaruga che si sposta indicando le ore grazie alla calamita che la collega al movimento sottostante.

VARIAZIONI SUL TEMA
Dopo la parentesi sugli "altri" segnatempo torniamo agli orologi da polso. Cominciando, inevitabilmente, dal Tank. Questo esemplare del 1928 ci ricorda che fu Cartier a creare i primi orologi digitali ("à guichets", cioè con finestrelle) con tre anni di anticipo su Mimo e quattro sulla Fiera di Basilea che li trasformò in fenomeno di moda. Nati per eliminare alla radice il problema dei vetri rotti, conobbero una certa diffusione fino alla metà degli Anni 30. Questo esemplare fu acquistato dal Maharajah di Patiala (India). (foto Nick Welsh / Cartier)
 
Il Tank Cintrée nasce nel 1921 per rispondere ai gusti di un pubblico amante delle casse allungate che seguono la curvatura del polso. Questo insolito esemplare del 1929 con indici e lancette luminescenti è appartenuto a Fred Astaire (foto Nick Welsh / Cartier).


La cassa Tortue accoglie un raffinato movimento cronografico EWC/LeCoultre (25 rubini) con funzioni attivate dalla corona-pulsante. Datato 1929 e fabbricato dalla filiale di New York, è uno dei Cartier da polso più ambiti dai collezionisti (foto Nick Welsh / Cartier).





Questo modello è firmato Jaeger-LeCoultre, ma la somiglianza con il Tank e le lancette "gladio" azzurrate ci ricordano che anche Cartier ha fabbricato diversi modelli equipaggiati con il calibro Duoplan (foto sotto).




 
UN TUBO PREZIOSO

Le filiali Cartier di Londra (inaugurata nel 1902) e New York (1909) godono di una certa autonomia produttiva rispetto alla casa madre parigina, situazione che creerà problemi significativi quando la gestione del marchio sarà frazionata in tre proprietà diverse. Questo è un esemplare londinese degli Anni 30 chiaramente ispirato ai canoni estetici del Tank. Al posto del classico zaffiro, nella corona è incastonato uno smeraldo.


Il braccialetto "tubo del gas", lanciato nel 1936, va a ruba presso le signore dell'alta società. Questo esemplare è del 1949. Oro, zaffiri, diamanti (foto Nick Welsh / Cartier).


Pendola "Tartaruga-Chimera" del 1943, ancora una declinazione del meccanismo Misterioso. In tempi di guerra perfino Cartier deve fare i conti con la penuria delle materie prime: così, per ottenere il corallo necessario alla scultura, la Casa smonta una pendola invenduta del 1928. Oro, platino, argento, onice bianco, corallo, smeraldi, diamanti, smalto (foto Nick Welsh / Cartier).
 
Pendola "Prisma" del 1952, frutto di un brevetto registrato nel 1937 e basato sul principio del periscopio. Il quadrante e le lancette, riflessi e proiettati da due prismi, appaiono o spariscono secondo l'angolo di osservazione (foto Nick Welsh / Cartier).


OROLOGI PER V.I.P.

 
Un Santos per signora degli Anni 50 con movimento LeCoultre firmato Cartier e non più EWC.
Il tank appartenuto a Elizabeth Taylor (1959). È la versione LC (Louis Cartier), caratterizzata dai segmenti laterali arrotondati.
L'attrice è solo una delle innumerevoli celebrità fotografate attraverso i decenni con un Tank al polso. Tra gli altri: Rodolfo Valentino (che lo volle indossare durante le riprese di "Il figlio dello sceicco"), Clark Gable (sopra, collezione Sunset Boulevard), Jaqueline Kennedy, Stewart Granger, Duke Ellington, Gary Cooper, Yves Montand, Andy Warhol. Il tutto in un'epoca che non conosceva ancora il fenomeno dei testimonial retribuiti.
Il Crash (1967), creazione delle filiale londinese, si prende gioco dei luoghi comuni che vogliono la produzione Cartier legata a canoni immutabili. Le origini non sono chiare. Ispirato dalla vista di un orologio deformato dal fuoco dopo un incidente stradale, dalle trasgressioni della Swinging London o da un'opera di Salvador Dalì?  
Il Pebble ("ciotolo") con il quadrante a losanga è un altro figlio degli Anni 60, decennio che si chiude nel segno dell'incertezza. Gli eredi della famiglia Cartier sono usciti da tutte le filiali, che ora hanno tre proprietari diversi. La mediocre produzione di New York rischia di "svendere" il marchio, che si risolleva nel 1968 con il lancio e il successo degli accendini progettati da Robert Hocq. Nel 1971, gli azionisti della filiale parigina gli affidano il rilancio dell'intera produzione. La sua dichiarazione d'intenti sull'Herald Tribune: "Bisogna svecchiare (...) Realizzerò l'obiettivo fissato dai miei collaboratori: aprire in dieci anni cento boutiques in tutto il mondo (...)  Cartier diventerà un sogno realizzabile". I tempi sono maturi per la rivoluzione degli Anni 70. Nulla sarà più come prima.  
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LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI 70


Ceinture (collezione Louis Cartier, 1973). Basta un'occhiata al movimento (foto sotto) per rendersi conto che la filosofia produttiva è profondamente mutata.

Nel 1972, Cartier Parigi sposta la fabbricazione degli orologi dalla Francia alla Svizzera, e più precisamente a La Chaux-de-Fonds, affidandone la gestione a Ebel, che a sua volta la subappalta a una fitta rete di fornitori locali. Casse, quadranti, lancette: tutto viene dagli atelier della regione. Quanto ai movimenti, l'alta gamma non è compatibile con esigenze industriali che privilegiano il design sulla meccanica nell'intento dichiarato di allargare il bacino d'utenza. All'interno di casse raffinate e ispirate alla tradizione, dunque, si montano calibri di qualità standard forniti da ETA e AS, privi delle finiture che caratterizzavano i prodotti EWC/LeCoultre. Questo consente di offrire prodotti Cartier a un prezzo competitivo e di riservare mezzi finanziari massicci al marketing. Il primo risultato della collaborazione con Ebel è la collezione Louis Cartier, nome ispirato al "padre" dell'orologeria della maison. Dodici modelli in oro con cinturino in pelle e fibbia pieghevole che ripropongono i modelli del passato in chiave moderna.

Sopra, il Coussin (collezione Louis Cartier, 1973). Il lancio dei nuovi modelli non è sufficiente per garantire coerenza alla produzione Cartier: occorre riportare "a casa" le filiali di Londra e New York, operazione che il gruppo guidato da Robert Hocq compie tra il 1974 e il 1976. Nel frattempo, viene registrato un marchio destinato a far parlare di sè: Les Must de Cartier.

 Il Gondole (collezione Louis Cartier, 1973).

La collezione Louis Cartier nella pubblicità. Da sinistra: Ceinture, Tank, Santos, Vendôme.  


LUSSO ABBORDABILE


 
Il lancio della collezione Must (1977) persegue obiettivi eterogenei: riconquistare il pubblico americano deluso dalla produzione di Cartier New York, sedurre il mercato asiatico, contrastare il fenomeno dei falsi offrendo lo stile della maison a chi non può permettersi l'acquisto di costosi modelli in oro. Il Tank in vermeil (argento dorato), dapprima con quadrante classico e poi laccato a colori vivaci (foto sopra), è un successo istantaneo che diventa planetario nel 1980, con la creazione dei modelli al quarzo (foto sotto).

Quanto ai falsi, sono oggetto di una serie di plateali "condanne a morte" nel 1981, quando Alain Dominique Perrain, nuovo presidente della società dopo la morte tragica di Robert Hocq (1979), assiste di persona alla distruzione mediante rullo compressore di migliaia di esemplari sequestrati dalla polizia a Los Angeles, Londra, Ginevra, Tokyo, Parigi e La Chaux-de-Fonds.

Il Santos automatico, presentato nel 1978 al Museo dell'Aria di Bourget (Parigi), diventerà il simbolo della nuova Cartier e un clamoroso successo commerciale. Impermeabile, elegante e sportivo allo stesso tempo, inconfondibile per le viti che punteggiano le maglie del braccialetto, sarà un concorrente temibile per il Rolex Datejust. La versione più popolare è quella in acciaio e oro, che qui vediamo in due declinazioni: la classica con lancette azzurrate e zaffiro nella corona (sopra) e un'alternativa con lancette dorate e rubino cabochon (sotto).

 Anche il Santos, a partire dal 1980, sarà dotato di movimenti al quarzo.


Le due versioni del Santos in oro (maschile e femminile).
 

Lanciato nel 1983, il Panthère è una versione "addolcita" del Santos, con spigoli arrotondati e braccialetto classico.
 

TRA FUTURO E PASSATO

Nel 1985 la Casa presenta il Pasha, orologio con voluminosa cassa rotonda che eredita il nome (ma non il design) da un modello impermeabile creato nel 1934 per il Pasha di Marrakesh. La corona è protetta da un cappuccio avvitato e fissato alla carrure mediante una catenella. In un primo tempo l'orologio è disponibile solo con cassa in oro e movimento automatico; successivamente arrivano le versioni in acciaio e con movimento al quarzo, i modelli "tecnici" (ad esempio per i giocatori di golf) e con complicazioni. Il primo vero "sportivo" Cartier ottiene un successo immediato.

Parallelamente al lancio delle novità continua il recupero del passato. Ecco la versione moderna del Tonneau, primo orologio da polso Cartier (vedi Capitolo 1), replica fedele dei modelli degli Anni 10 anche nel quadrante rabescato a raggi di sole e nelle viti di fissaggio sulle anse. Dopo la serie limitata del 1985 il modello diventa un habitué del catalogo. 

In questo esemplare degli Anni 90 colpisce, ancora una volta, il contrasto tra la qualità superiore dell'habillage (cassa, quadrante, lancette, in alto) e quella ordinaria del movimento (sopra).

Il marchio Les Must de Cartier amplia il catalogo aggiungendo questo modello ai classici Tank. Il 21, come suggerisce il nome, è indirizzato al pubblico giovane, specialmente femminile. Disponibile solo con movimento al quarzo, diventerà un best-seller. Così come l'Americaine (1989), ennesima variazione sul tema Tank caratterizzata dalla cassa rettangolare curva con segmenti laterali pronunciati.


Anche il Diabolo, presentato all'inizio degli Anni 90, si ispira a modelli del passato, ma avrà meno fortuna del Tonneau. 

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L'ERA MODERNA

Nel 1997 la Casa celebra i 150 anni dalla fondazione con una serie di modelli in serie limitata fra i quali spicca il Tank Basculante, che riprende il sistema di ribaltamento del Cabriolet Reversible (primi anni 30). La cassa può ruotare all'interno di una cornice sollevabile dal proprio supporto mediante l'unghiatura decorata con un rubino cabochon. Alla serie limitata in oro segue, nel 1999, la versione in acciaio, disponibile in tre misure.

Nelle foto appare la grande, equipaggiata con un raffinato calibro ultrapiatto Frédéric Piguet che segna una svolta nell'ambito dei movimenti. La meccanica torna all'altezza dell'estetica come ai bei tempi, premessa alla rivoluzione degli Anni 2000.

 


Nel 2001 nasce, a metà strada fra La Chaux-de-Fonds e Le Locle, la Manifattura Cartier. Investimento gigantesco per un impianto produttivo unico al mondo, nel senso che sotto lo stesso tetto coabitano non solo la progettazione e la fabbricazione come accade presso altre Case, ma anche esigenze apparentemente inconciliabili: da una parte la fabbricazione su scala industriale delle referenze "comuni" (circa 450.000 pezzi l'anno, cifra stimata), dall'altra la creazione semiartigianale di serie limitate che vanno fino al pezzo unico creato su commissione, e il restauro degli esemplari antichi. Oltre mille dipendenti lavorano su una superficie di 33.000 metri quadrati dove sono state riunite le attività precedentemente esercitate in sette siti della zona, per un totale di cinquanta mestieri che coprono ogni competenza orologiera: dalla progettazione CAD alla lucidatura di casse e braccialetti, dall'incastonatura delle pietre preziose alla smaltatura dei quadranti, dalla curvatura dei vetri minerali alla colorazione delle lancette, dallo smusso (anglage) all'assemblaggio, dal controllo qualità alla costruzione ex novo dei componenti necessari per riparare movimenti degli Anni 20.



Gli anni 2000 sono fitti di novità: il Roadster, il Santos 100, il Rotonde, il Ballon Bleu (foto), il Calibre, accomunati dalle taglie massicce che propongono un'interpretazione moderna della tradizione.



Accanto ai modelli standard, equipaggiati quasi tutti con movimenti di manifattura, prospera il settore delle grandi complicazioni fatte "in casa". Una delle più originali è l'Astro Tourbillon (sopra, 2010), nel quale la gabbia del tourbillon funge da lancetta centrale dei secondi.
 


COMPLICAZIONI E RESTYLING 

Carrellata sulle novità presentate negli ultimi anni.
Il Grande Complicazione da tasca scheletrato è un orologio da record in tutto: le dimensioni (59 mm di diametro), il numero dei componenti (457) e delle complicazioni (tourbillon, cronografo, calendario perpetuo), l'autonomia (8 giorni), gli accessori (un piedistallo in cristallo di rocca e ossidiana).

Santos Dumont Scheletrato: il movimento con i ponti che si prolungano fino a formare le ore in cifre romane è un brevetto Cartier.

Il Tank Folle ricorda il Crash Watch degli Anni 60. Oro bianco e brillanti, serie limitata di 200 esemplari.

Dopo il Tank Americaine (1989) e il Tank Française (1996), il viaggio nelle sedi storiche della Casa si chiude con il Tank Anglaise, qui nella versione grande in oro bianco con calibro 1904MC di manifattura.
Tank Louis Cartier XL ultrapiatto in oro rosa, calibro 430MC a carica manuale.

Il Clé (Chiave) ha una cassa che ricorda le forme degli Anni 60 e una corona somigliante - appunto - a una chiave. Il movimento è il nuovo calibro 1847 MC, automatico di manifattura.

Concludendo questo viaggio, mi sembra possibile dividere la storia orologiera della Casa in tre periodi ben distinti. Il primo è quello del lusso riservato a pochi eletti, esponenti dell'alta società o celebrità (attori, musicisti, cantanti,...) che si possono paragonare ai mecenati-protettori degli artisti rinacimentali: senza il loro gusto e i loro mezzi finanziari certi capolavori non avrebbero potuto vedere la luce. Il secondo, dal 1972 al 2000 circa, inventa il lusso di massa, aprendo il mondo Cartier al grande pubblico senza tradire lo stile ma rinunciando a qualcosa in termini di finezza meccanica. Il terzo recupera i "motori" di qualità superiore aggiungendovi l'orgoglio del "fatto in casa" e promuovendo al contempo una rivoluzione dell'estetica: vistosa nei modelli rotondi e complicati, solo accennata nei grandi classici.

APPENDICE BIBLIOGRAFICA
Alcuni dei libri pubblicati su Cartier, in maggioranza datati e forse fuori commercio, con un giudizio telegrafico sulla qualità.
Franco Cologni: Cartier - La montre Tank, Flammarion (Francia), 1998. Uno dei migliori, ricco di informazioni e impreziosito da un notevole repertorio fotografico. Il difetto: tratta solo il Tank.
George Gordon: A century of Cartier wristwatches, Timeless Elegance Co. Ltd. (Hong Kong), 1989. Interessante solo per le immagini, quasi privo di notizie storiche o tecniche.
Jader Barracca, Giampiero Negretti, Franco Nencini: Le temps de Cartier, Fondation Cartier (Francia), 1989. Storia dell'orologeria Cartier, molte immagini e testi interessanti.
Gilberte Gautier: La saga dei Cartier, Sperling & Kupfer (Italia), 1987. Quasi inesistente la parte fotografica, da non perdere quella storica, un vero romanzo familiare.
Habsburg, Feldman: The art of Cartier, asta monotematica 28.6.1988 (Ginevra). Il catalogo di quella che fu forse la prima asta monotematica di orologi (e gioielli). Utile rassegna fotografica.
Antiquorum: The magical art of Cartier, asta monotematica 19.11.1996 (Ginevra). Il catalogo di una delle aste più spettacolari della storia. Oltre alle immagini c'è una sintetica cronologia dell'orologeria Cartier.

12 - fine


 

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