lunedì 7 gennaio 2019

Pugili

Il mio romanzo preferito degli ultimi tempi non è un romanzo. Si intitola “The Good Son” ed è la biografia di Ray “Boom Boom” Mancini. Premesso, per chi non lo sappia, che Mancini era un pugile americano dei primi Anni 80, la ragione per cui ho trovato la sua storia più appassionante di un romanzo è che nemmeno l’autore più spregiudicato oserebbe condensare tutti gli ingredienti della fiction popolare in una sola trama. Violenza, coraggio, ambizione, sacrificio, speranza, riscatto, amore, trionfo, declino, tragedia. Soprattutto tragedia. Il nome di Mancini è legato a un evento che varcò i confini dello sport: la morte del coreano Kim Duk Koo, nel 1982, dopo il KO subito da “Boom Boom”. Quell’episodio ha segnato profondamente l’opinione pubblica americana (si parlò a lungo di abolizione della boxe), la famiglia di Kim (la madre suicida, il figlio orfano prima ancora di nascere), l’arbitro del match (un altro suicidio, così disse l’esito dell’inchiesta) e naturalmente Mancini, che dopo quel dramma non è più stato lo stesso. Di questo e altro si parla nel libro e nel film-documentario che ne è stato tratto. Quest’ultimo si chiude con le immagini struggenti dell’incontro fra Ray e i familiari di Kim.
Per me è la quarta lettura di boxe in due anni. I protagonisti di questo mondo non possono lasciare indifferenti perché la loro è una vita al limite. La caccia alla gloria, alla ricchezza o semplicemente a un futuro migliore passa attraverso esperienze di dolore e paura sconosciute agli atleti delle altre discipline, in un ambiente che sa essere perfino più spietato del ring.



Che i pugili siano personaggi a parte l’ho sperimentato anche nella mia unica intervista a uno di loro. Nell’aprile del 1993, inviato del Guerin Sportivo, andai a trovare Giovanni Parisi mentre preparava la difesa del titolo mondiale contro un pugile inglese. Con me c’era Beppe Briguglio, fuoriclasse del ritratto fotografico e autore delle immagini che vedete qui sopra. Non sapevo cosa aspettarmi, ma ci volle poco per capire che passavo dal brodino insipido alla bistecca al sangue, dalle dichiarazioni stereotipate di tanti calciatori a una Testimonianza con la T maiuscola. Molto di quanto disse riguardava gli eventi di quei mesi, roba che al lettore di oggi non interessa ma in quel periodo scottava: la politica organizzativa, gli intrallazzi di un mondo infido.
Quando ho riletto quelle pagine, ci ho trovato anche una frase che merita di essere riportata perché spiega in parte cosa significa essere pugile. “Da due mesi e mezzo faccio sei ore di allenamento al giorno. Flessioni, piegamenti, pesi, prove di resistenza e velocità, jogging, scatti sulla pista d’atletica, lavoro con i guantoni. Tutto questo, mangiando un’insalata poco condita a pranzo e un passato di verdura a cena. La notte dormo pochissimo perché la fame tiene svegli. Inviterei chiunque a seguire questo regime. Non per ottanta giorni come me. Ne bastano due. Potrebbe essere un’esperienza interessante”. Scrivendo che il racconto spiega “in parte” la vita di un pugile, intendevo dire che questa è la componente meno sgradevole. L’altra è fatta di colpi incassati al fegato, al cuore, alle tempie, agli zigomi, al mento. Anche in allenamento. Per chiarire, prendo in prestito un brano della biografia di Mancini. A parlare è il suo manager: “… Il difficile era trovare gli sparring partner. Offrivamo un compenso onesto, ma quasi nessuno lo trovava sufficiente per pisciare sangue il giorno dopo”.
Due anni dopo l’intervista, Parisi ebbe la chance di incontrare il grande Julio César Chavez in un match che, in caso di vittoria, ne avrebbe fatto una stella. Al mio direttore dell’epoca la boxe non interessava, così rinunciai a proporre di essere inviato a Las Vegas e presi quattro giorni di ferie per andarci a mie spese. Il giorno della partenza avevo 39.5 di febbre. Niente viaggio, persi i soldi della prenotazione e vidi il match dal letto, in TV. Parisi fu sconfitto con onore.
Da allora l’ho seguito da lontano fino al termine della carriera, sulla soglia dei 40 anni. Nel 2009, il pugno da KO per i familiari, gli amici, i tanti ammiratori: la morte in un incidente stradale a Voghera.
Purtroppo le storie di boxe hanno un difetto ricorrente. Non c’è la garanzia del lieto fine.


giovedì 27 dicembre 2018

Vintage timepieces - Omega Seamaster

ENGLISH 
Dating back to 1958, this self-winding timepiece in excellent condion features a two-tone case and bracelet, as well as a rather unusual folding and sliding buckle.


Functions Hours, minutes, seconds.  
Size Diameter 35 mm, thickness 11 mm.  
Case Pink gold-plated, stainless steel snap-on back. 
Bracelet Pink gold-plated and stainless steel. 
Movement Calibre 501, self-winding, 28 mm, 20 jewels, rotor winding in both directions, Glucydur screw balance, flat hairspring, Incabloc shock resistance, 19,800 vibrations per hour.



ITALIANO 
Questo orologio automatico del 1958 in condizioni eccellenti è dotato di cassa e bracciale bicolori e di un'insolita fibbia pieghevole e scorrevole.


Funzioni Ore, minuti, secondi.  
Dimensioni Diametro 35 mm, spessore 11 mm. 
Cassa Placcata oro rosa, fondo in acciaio chiuso a pressione. 
Bracciale Placcato oro rosa e acciaio. 
Movimento Calibro 510, automatico, 28 mm, 20 rubini, rotore a carica bidirezionale, bilanciere Glucydur a viti, spirale piana, antiurto Incabloc, 19'800 alternanze/ora.


sabato 22 dicembre 2018

L'orologio con le ali - Il romanzo

Quando un orologio racconta una storia...


6 giugno 1944, ore 0:02. Roger Englin è a bordo di un aereo diretto verso la Normandia. Ha diciassette anni e una missione da compiere. 
31 maggio 2014, ore 15:12. Cédric Roussel sta rientrando a casa dal liceo dove insegna storia. Ancora non lo sa, ma ha una missione da compiere. 
6 giugno 2014, ore 0:02. Théo Roussel ha compiuto otto anni da due minuti. Alla festa penserà più tardi. Ora ha un appuntamento. E una missione da compiere. 
Un paracadutista al battesimo del fuoco. Un padre che non ha mai dimenticato il suo dolore più grande. Un bambino in lotta con la paura. Lontani nel tempo e nello spazio, eppure hanno qualcosa in comune: l'orologio smarrito la mattina del D-Day e riapparso settant'anni più tardi sul catalogo di un'asta. 
È Cédric a trovarlo su internet e poi a scoprire che ha una buona ragione per tentare di acquistarlo. Si tratta davvero di una coincidenza? La risposta è un incontro con il destino che metterà in dubbio ciò che crede di conoscere del suo stesso passato
L'orologio con le ali è una favola sul coraggio, un ponte fra gli eroi di ieri e di domani, un viaggio nel tempo sulla più classica fra le macchine del tempo: un orologio fragile, graffiato, con le lancette arrugginite e il quadrante scolorito, eppure capace di scandire giorni che non sono quelli limitati di una vita umana.
Qui puoi leggere i primi tre capitoli del romanzo. Se vuoi acquistare il testo integrale, lo trovi in formato digitale (eBook) su Amazon.it e presso i rivenditori elencati qui.
Se preferisci la versione stampata (paperback), puoi ordinarla su Amazon.it.
Non dimenticare di visitare la pagina Facebook dedicata al romanzo.

Wingwatch - The Novel

When a timepiece tells a story ...


6 June 1944, 0:02: Roger Englin is aboard an aircraft headed for Normandy. He is seventeen years old and has a mission to accomplish.
31 May 2014, 15:12: Cédric Roussel is coming back home from the high school where he teaches history. He does not know it yet, but he has a mission to accomplish.
6 June 2014, 0:02: Théo Roussel turned eight years old two minutes ago. He will think about his party later on. Now, he has an appointment. And a mission to accomplish.
A paratrooper receiving his baptism of fire. A father who has never gotten over his greatest heartache. A young boy fighting his fear. Three people separated by space and time, yet thay have something in common: a wristwatch, lost on D-Day and rediscovered seventy years later in an auction house catalogue.
It is Cédric who spots it on the internet, finding out that he more than anyone has a good reason to bid for it. Can it really be mere coincidence? The answer is a date with destiny that will challenge what he thought he knew of his own life.
Wingwatch is a tale of courage, a bridge between the heroes of yesterday and those of tomorrow, a voyage through time in the company of that most classic of time machines: a watch, whose rusted hands and faded dial measure more than just the limited span of a minute, an hour or a human life.

Please visit the English website if you wish to know more about the novel and read the first three chapters.
The eBook is on sale at amazon and at the retailers listed here.
The paperback version is  available at amazon. This edition includes over 130 pictures and additional contents.

La montre ailée - Roman

Quand une montre raconte une histoire ...


6 juin 1944, 0:02. Roger Englin voyage sur un avion en direction de la Normandie. Il a dix-sept ans et une mission à accomplir.
31 mai 2014, 15:12. Cédric Roussel, professeur d'histoire, rentre chez lui du lycée où il travaille. Il ne le sait pas encore mais il a une mission à accomplir.
6 juin 2014, 0:02. Théo Roussel vient d'avoir huit ans il y a deux minutes. Il pensera à la fête d'anniversaire plus tard. Pour l'heure, il a un rendez-vous. Et une mission à accomplir.
Un parachutiste à son baptême du feu. Un père qui n'a jamais oublié sa plus grande douleur. Un enfant qui lutte contre la peur. Loin les uns des autres dans le temps et dans l'espace, ils ont pourtant quelque chose en commun : la montre perdue le matin du D-Day qui réapparaît soixante-dix ans plus tard sur le catalogue d'une vente aux enchères.
Cédric la remarquera sur Internet et découvrira une bonne raison de l'acquérir. S'agit-il réellement d'une coïncidence ? La réponse est un rendez-vous avec le destin qui remettra en question ce qu'il croyait connaître de son passé.
« La montre ailée » est un récit sur le courage, une passerelle entre les héros d'hier et de demain, un voyage sur la plus classique des machines du temps : une montre, fragile, rayée, aux aiguilles rouillées et au cadran défraîchi, et pourtant, pouvant rythmer des jours qui vont au-delà d'une vie d'homme.
Visitez le site en français pour en savoir plus sur le roman et lire les trois premiers chapitres.
Cliquez ici pour commander la version papier du livre. 
La version numérique est disponible chez amazon
et chez les vendeurs en ligne indiqués ici.


sabato 15 dicembre 2018

Historic timepieces - Churchill's watch

This pocket watch was made in 1818 by Breguet and purchased in 1890 by John Spencer-Churchill, the 7th Duke of Marlborough. Later on, it was worn by the most famous of his descendants, Winston Churchill, who called it "the Turnip". It is a yellow gold minute repeater with a split-second chronograph whose serial number is 765. Its current owner is Randolph Churchill, the great grandson of the former British Prime minister. 
I took this picture a few years ago, while visiting the Churchill War Rooms in London. The caption seen at the bottom of the display window is incorrect - the timepiece is a split-second rather than flyback chronograph and entered the Churchill family in 1890 rather than 1818.
The Oscar-winning actor Gary Oldman wore a Breguet-made replica of the Turnip in the movie "Darkest Hour" (2017). That timepiece is different from the original one, which does not feature the brand's name on the dial.


Questo orologio da tasca Breguet fu acquistato nel 1890 da John Spencer-Churchill, settimo Duca di Marlborough. In seguito fu indossato dal più celebre dei suoi discendenti, Winston Churchill, che lo battezzò "la Cipolla". Si tratta di una ripetizione minuti d'oro giallo con cronografo sdoppiante, il cui numero seriale è 765. L'attuale proprietario è Randolph Churchill, bisnipote dell'ex Primo ministro britannico.
Ho scattato la foto qualche anno fa, durante una visita al museo Churchill War Rooms di Londra. Alcune delle informazioni riportate dalla targhetta visibile in fondo alla vetrina sono inesatte: l'orologio è un cronografo sdoppiante (non flyback) ed è proprietà della famiglia Churchill dal 1890 (non 1818).
L'attore premio Oscar Gary Holdman ha indossato una replica della "Cipolla" creata da Breguet per il film "L'ora più buia". Il pezzo è diverso dall'originale, che non aveva il nome del fabbricante sul quadrante.