I took these pictures in the “shunt room”, the place were new inmates were ordered to strip down and hand over their clothing and personal effects. Some of these objects were retrieved and are now on display.
The pocket watch belonged to Nikolai Owsjanikov, a Soviet railroad worker who was deported to Germany to perform slave labor. He spent a month in Dachau before being transferred to a nearby subcamp, where preparatory excavation works of a railway tunnel were underway. His fate is unknown.
Ho scattato queste foto nel “locale di smistamento”, dove i nuovi arrivati erano costretti a spogliarsi e consegnare gli abiti insieme con gli effetti personali. Alcuni di questi oggetti sono stati recuperati e ora fanno parte della mostra.
L’orologio da polso apparteneva ad Albert Frohn, un autista e meccanico tedesco arrestato per ragioni sconosciute nel 1944 e inviato a Dachau. Riuscì a sopravvivere e ritrovò la libertà quando le truppe americane entrarono nel campo il 29 aprile del 1945. L’orologio da tasca era di Nikolai Owsjanikov, un operaio sovietico delle ferrovie deportato in Germania per lavorare. Trascorse un mese a Dachau prima di essere trasferito in un campo vicino, dove erano in corso gli scavi di un tunnel ferroviario. Il suo destino è sconosciuto.
Devo confessare che non so nulla dei fabbricanti e della caratteristiche tecniche dei due orologi. A dire la verità, era a tutt’altro che pensavo mentre mi trovavo davanti alla vetrina.

























