25.8.13

I giovani leggono!


Tra i luoghi comuni più frequenti sulla fascia giovanile della società contemporanea c'è la refrattarietà alla lettura, indotta dalla prevalenza degli stimoli visivi. Gli smartphone, i tablets e naturalmente la TV, nemico storico della carta stampata, sarebbero i colpevoli di un processo inarrestabile e irreversibile. Le cose non stanno così, e lo dimostra - fra l'altro - la diffusione dei lettori elettronici. Ma le statistiche di vendita del kindle, Sony e compagnia bella nei Paesi di lingua inglese non sono l'unico indice attendibile di una tendenza.
Una controprova indiretta è fornita dai gruppi internet di lettura e in particolare dalla ricerca di beta reader. Parentesi indispensabile per chi non sa di che si tratta: il beta reader è un volontario - non retribuito, dunque - che si offre di leggere un testo prima della pubblicazione, aiutando così l’autore a trovare e a risolvere i problemi sfuggiti all’autocorrezione. Com'è facile intuire, si tratta di uno strumento utile per gli autori autopubblicati che non possono contare sull'editing professionale di una casa editrice.


Ebbene, basta un esame superficiale delle "inserzioni" pubblicate sul gruppo Beta Read (foto sopra) di Goodreads per rendersi conto che i giovani leggono. Perché, altrimenti, ci sarebbero tanti esordienti in cerca di lettori per narrativa di genere YA (Young Adult, cioè adolescente) e NA (New Adult, cioè venti-venticinquenne)? Il motivo può essere uno solo: l'aspirante autore di best-seller sa che questo genere letterario ha un pubblico potenzialmente vasto nelle fasce d'età citate e dunque - nel rispetto di una legge economica universale - tenta di adeguare la propria offerta alla domanda.
Un'altra tendenza "giovanilista" emerge da questo mini-sondaggio: la prevalenza di generi letterari tipicamente d'evasione. Fantasy, paranormale, fantascienza, post-apocalittico, ecc. fanno la parte del leone e questo, forse, si può attribuire all'influenza dei videogiochi e delle app.
A giudicare dalle scelte degli esordienti, insomma, la lettura sembra avere un futuro luminoso tra i ragazzi. E c'è chi non vuole lasciarsi sfuggire nemmeno uno dei potenziali clienti, come l'autore dell'appello per un beta reader interessato al suo "fantasy post-apocalittico per adolescenti". Mancano solo un pizzico di fantascienza e di vampiri...


26.7.13

D-Day Paratroopers

Veterans at Merville, 5 June 2013
“What manner of men are these that wear the maroon beret? ... They have jumped from the air and by doing so have conquered fear ... They are in fact - men apart - every man an emperor."
Bernard Montgomery




21.7.13

L'orologio con le ali

... Lo girai e vidi le incisioni. Chi le aveva fatte era bravo come aveva detto il padrone della gioielleria. L’emblema del Reggimento, in basso, era perfetto; il nome di Jane, appena sopra, sembrava scritto a mano con una penna...
L'orologio con le ali: il Blog.


...  I turned it over and saw the engravings. Whoever had done the work was as skilful as the jeweller had promised. The regimental emblem at the bottom was perfect. Jane’s name, just above it, looked as though it had been hand-written with a pen ...
Wingwatch: the Blog.


7.7.13

Orologi: la lotta ai falsi


Gli orologi falsi sono da sempre la spina nel fianco dei produttori svizzeri, ancora più delle interpretazioni troppo elastiche della denominazione Swiss Made. A quest'ultimo problema la nuova legge di cui ho trattato recentemente dovrebbe porre un rimedio almeno parziale. La lotta ai falsi, invece, è ben lontana da un esito definitivo. I primi casi risalgono agli Anni 70, nel 1983 ci fu la prima sentenza favorevole ad alcune Case svizzere contro fabbricanti di Hong Kong che commercializzavano copie servili di prodotti elvetici. Il fenomeno è cresciuto con l'avvento di internet e delle migliaia di siti che vendono "repliche" online.
Le Fédération Horlogère (FH, Confindustria dell'orologeria) reagisce con campagne d'informazione volte a mettere in guardia contro acquisti che sembrano innocenti ma che in realtà finanziano organizzazioni criminali dedite non solo al furto della proprietà intellettuale ma anche allo sfruttamento del lavoro minorile e al traffico di stupefacenti. Nella foto sotto, una delle affiche vincenti del concorso bandito per la giornata 2013 contro i falsi: protagonista un orologio creato con rifiuti metallici.


La battaglia giudiziaria procede parallelamente alla dissuasione del pubblico. La settimana scorsa sono state rese note le cifre del 2012. L'azione più eclatante è stata il sequestro di 80.000 orologi falsi a Dubai, tempio mediorientale dello shopping. Il totale degli orologi falsi distrutti l'anno scorso ammonta a un milione. La FH ha inoltre ottenuto il blocco di 160.000 vendite all'asta online, quasi tutte su piattaforme cinesi. Lo strumento più sofisticato della lotta è il programma di web-intelligence sviluppato in collaborazione con una scuola di informatica, che permette di sorvegliare l'attività di 3.600 siti alla settimana e di inviare 250 diffide al giorno. Nel 40% dei casi è sufficiente questo perché molti host preferiscono disfarsi dei clienti scomodi per evitare un'azione giudiziaria. Nel 2012, 14 processi per violazione dello Swiss Made sono stati celebrati negli Stati Uniti.
Risultati soddisfacenti? Solo se li si prende per ciò che sono: un piccolo deterrente, una goccia nell'oceano di violazioni che spesso si fanno beffe degli strumenti impiegati per combatterle. Basti pensare al numero di siti che pubblicizzano impunemente le "repliche", in diversi casi come rispettabili (?) inserzionisti di altre piattaforme, e vantando la qualità dei movimenti svizzeri (!) al loro interno. La caccia ai falsi ricorda un po' la lotta dello sport pulito contro il doping: sempre in ritardo, costretta a inseguire. Ma nel ciclismo, almeno, i clienti del dottor Fuentes e degli altri apprendisti stregoni preferiscono la discrezione.


26.6.13

Gara in incognito


L'industria orologiera ha un vizietto antico quanto le sue origini: la reticenza. In un passato non lontano, le marche che si limitavano ad assemblare componenti di provenienza esterna tenevano nascosta l'identità dei fornitori, ma qui qualche progresso c'è stato, soprattutto in seguito ai malumori di ETA, produttore svizzero numero 1 dei movimenti, che ora si fa desiderare. Durante le crisi del 2009 i dirigenti della Case erano loquaci quando si trattava di sottolineare che la loro bottega se la passava meglio dei concorrenti, un po' meno quando si apprestavano a licenziare decine o centinaia di dipendenti. Sempre nel 2009, è nato il Concorso Internazionale di Cronometria (precisione), che si è presentato come erede delle competizioni del passato - gare tra prototipi assemblati e rifiniti a mano, ben frequentate tra il 1946 e il 1967 - ma che in realtà ha poco a che fare con i predecessori: a causa, in particolare, della segretezza che lo avvolge.
L'edizione 2013 sarà più affollata della precedente, 38 partecipanti invece dei 16 del 2011, ma altrettanto opaca. Nel comunicare la lista degli iscritti, il comitato organizzatore ha confermato che saranno resi noti solo i primi tre classificati di ciascuna categoria. I risultati di chi ha fallito l'obiettivo del podio saranno comunicati solo ai diretti interessati, che a loro volta sono tenuti alla discrezione. Raccomandazione superflua, si direbbe: perché dovrebbero rendere nota una prestazione mediocre?
Peccato per questa atmosfera da film di spionaggio perché le premesse per una gara interessante ci sarebbero. I criteri di valutazione sono così severi che nel 2011 solo 5 orologi su 18 hanno terminato il ciclo dei test di precisione, resistenza ai campi magnetici e agli urti. Le prove si svolgono presso istituti di primaria importanza: l'Osservatorio di Besançon (Francia), il COSC (controllo ufficiale svizzero dei cronometri) di Bienne e l'Alta Scuola ARC di Le Locle. Le tre categorie in cui sono suddivisi i concorrenti forniscono una panoramica originale della produzione orologiera: Marche Classiche (18 orologi), Marche Tourbillon (7), Scuole d'Orologeria (12). In più, tanto per confermare che la parola d'ordine è "discrezione", ci sarà un orologio che affronterà le stesse prove degli altri ma non parteciperà alla gara perché il fabbricante che l'ha iscritto vuole rimanere anonimo...
I risultati ufficiali saranno resi noti il 24 ottobre prossimo presso il Museo del Tempo di Besançon, poi gli orologi saranno esposti al Museo d'orologeria di Le Locle. Coperti da un lenzuolo?
Nella foto sotto, un concorrente della categoria Classica: il cronografo Type 23 di Dodane.



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25.6.13

Il fattore €


Dicono i maghi del marketing, quelli che pensano prima a come vendere un libro e poi a pubblicarlo, che il prezzo ha un peso decisivo nell'acquisto. Esattamente come accade per i detersivi, le automobili, le fotocopiatrici e il prosciutto. Teoria che diventa un assioma nel caso dei romanzi di scrittori emergenti (leggi sconosciuti) e degli eBook, pianeta quasi inesplorato dal pubblico italiano. Lungi da me l'ambizione di dimostrare che non è vero o di mettere in dubbio le inclinazioni della maggioranza dei lettori. Però esistono anche le minoranze e, visto che la democrazia garantisce loro il diritto di esprimersi, ne approfitto per autonominarmi portaparola di una categoria: quella dei lettori che se ne fregano del prezzo. Entro certi limiti, ovvio. Di questi tempi più che in passato, purtroppo, capita che qualcuno esiti a spendere cinque euro per un libro.
Ma è davvero certo che TUTTI i potenziali lettori siano disposti a comprare qualunque libro per un euro? Nella migliore delle ipotesi - o peggiore, dipende dai punti di vista - tutti meno uno, cioè il sottoscritto. Premesso che tendo a leggere ciò che mi interessa - come chiunque altro, credo - non ho mai acquistato un libro perché costa poco. Ho comprato - e letto fino in fondo, pare scontato ma è meglio specificarlo - tutti i libri di cui trovate le recensioni in questo blog perché mi attirava il contenuto, senza cercare le etichette con la percentuale di sconto. Cosa che faccio al supermercato, non nelle librerie virtuali. Altri li ho comprati e abbandonati perché non mi piacevano.
Appunto, dirà qualcuno: come la mettiamo quando non conosci l'autore? Compri a scatola chiusa? Sì, se sei un utente alle prime armi o semplicemente distratto come nel mio caso. No, se conosci lo strumento anteprima, che permette di leggere una (grossa) fetta iniziale del libro, quanto basta per capire se vale la pena di acquistare o, più prosaicamente, se l'autore sa comporre frasi di lunghezza superiore alle cinque parole. Da quando lo uso, non sbaglio un colpo e mi tolgo la soddisfazione di trovare una conferma alla teoria - condivisa da altri, forse - che un euro speso per un brutto libro sono soldi e soprattutto tempo buttati, dieci euro per uno bello sembrano pochi.
Per dimostrare che non razzolo male dopo aver predicato bene, ho scelto di illustrare il post con questa copertina. L'eBook che sto leggendo, pagato dieci volte più della media. Confesso che ho esitato prima di procedere, poi mi sono deciso perché il tema mi interessa e ho avuto l'opportunità di incontrare l'autore. Non mi sono sbagliato nemmeno questa volta. Sto diventando infallibile come il Papa e gli esperti di marketing.





23.6.13

Swiss Made


Alla fine la montagna ha partorito un topolino, ma meglio che niente. Dopo sei anni di dibattiti, trattative, fughe in avanti e marce indietro, la nuova legge sullo Swiss Made - "protezione delle marche e delle indicazioni di provenienza", recita la denominazione ufficiale - ha passato lo stadio finale del suo iter, l'approvazione dell'Assemblea Federale. Se non saranno presentate domande di referendum corredate dal numero di firme necessario, l'entrata in vigore è prevista per l'inizio dell'anno venturo.
La novità avrà un peso significativo sull'industria orologiera, che più di ogni altra si è battuta per (e contro) la legge. Significativo ma non decisivo come avrebbero voluto i sostenitori del progetto originario, che chiedevano un innalzamento del "valore svizzero" del prodotto superiore al 60% approvato.
Il concetto di "valore svizzero" merita di essere chiarito perché si presta a qualche (voluta?) ambiguità. L'orologio Swiss Made dei prossimi anni non sarà costituito al 60% da componenti svizzeri come si potrebbe pensare. Dovrà essere svizzero, oltre all'assemblaggio e al controllo finale, il 60% del valore dei componenti del movimento, il che significa che tutto il resto (parti del movimento, cassa, quadrante, lancette, bracciale) può avere altre provenienze: quasi sempre l'Estremo Oriente, nella pratica.
Meglio che niente, si diceva. La vecchia normativa (1992) si fermava al 50% del valore svizzero, dunque chi vede il bicchiere mezzo pieno ha le sue ragioni. Gli altri, in particolare i fabbricanti del segmento haut de gamme, storcono il naso e fanno presente che gli abusi - prodotti cinesi di fatto ma commercializzati come svizzeri - continueranno a offuscare l'immagine dell'industria nazionale. Questo spiega il proliferare di certificati di qualità ideati da alcune delle Case più prestigiose per offrire una garanzia supplementare al cliente.



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